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I conti la Storia

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15 gennaio 2009

Caro direttore,
come sempre in Italia, ogni tanto ci si trova a dover fare i conti la Storia. Una Storia della quale il nostro Paese non è mai riuscita ad avere una visione comune: c’è chi dà del cretino a Garibaldi, chi pensa che l’Italia sarebbe stata meglio divisa, e chi puntualmente cerca di dare nuove interpretazioni sulla questione della Resistenza e della guerra civile fra RSI e partigiani. Personalmente trovo assolutamente ingiusto concedere un particolare Ordine, con conseguente vitalizio, a chi ha combattuto per la Repubblica Sociale. Nessuno nega che si debba avere umana pietà per quei ragazzi, quasi tutti giovani, che lottarono per un ideale: ma quest’ideale era sbagliato. E se non vogliamo credere alla Storia in sè (che, a detta del signor Bertin, “si impara a memoria nella sede di un partito”, ma mi pare una visione molto cieca di essa), crediamo ai fatti. Il signor Bertin ci fa capire che suo nonno ha vissuto la Storia sulla sua pelle, combattendo per Salò, e ritiene i suoi racconti più affidabili di quanto possano essere quelli narrati su un sussidiario o su wikipedia. Non controbatto, semplicemente mi limito a dire che, come lui, ci sono migliaia di italiani che hanno in casa un nonno o un parente che è stato torturato dal fascismo, represso dal fascismo, incarcerato dal fascismo; migliaia di famiglie che hanno avuto almeno un morto nel conflitto nel quale il fascismo ci ha drammaticamente trascinato; migliaia di famiglie che hanno un parente che ha avuto il coraggio di rispondere no alla RSI e di combattere anche loro per un’ideale, ma per quell’ideale di pace, libertà e giustizia che è innegabilmente giusto, tutti ideali negati dal fascismo. La Repubblica Sociale Italiana era sottomessa ai tedeschi, e in quanto tale chi combatteva nelle sue file (sia per “comodo”, sia per ideologia) si è fatto partecipe di stragi come Sant’Anna di Stazzema, Fosse Ardeatine, Civitella: o forse ci dimentichiamo che quei ragazzi, sì, proprio quei ragazzi a cui adesso si vorebbe riconoscere un vitalizio, non hanno alzato un dito per fermare queste rappresaglie, anzi vi hanno spesso partecipato direttamente? Forse ci dimentichiamo che i fascisti, per compiacere l’alleato tedesco, hanno applicato in Italia le vergognose leggi razziali? Troppo comodo vedere la Storia solo da un lato. Ribadisco: la pietà umana è innegabile per tutti, compreso per chi, purtroppo, ha seguito un ideale che si è rivelato tragicamente sbagliato. Ma il rispetto, e di conseguenza onori e onoreficenze, lo riserverei solo per chi ha combattuto per liberare l’Italia dalla tirannia, non per chi l’avrebbe ancora voluta schiava di un tale Adolf Hitler.
Cordiali saluti

Marco Regazzoni

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