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I diesse non hanno votato per conformismo

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10 aprile 2007

Egregio direttore,
rientro oggi a Varese e leggo, con piacere, dell’interessante dibattito che si sta sviluppando su Varesenews a proposito del Partito Democratico.

Colgo l’occasione per scusarmi con il signor Paolo Dantani per avere storpiato, in maniera del tutto involontaria, il suo nome.
Tuttavia mi permetto di obiettare che affermare come fa lui che, tra i DS di Varese, pochi sono riusciti a comprendere “il rischio di mischiare il postcomunismo con il postdemocristianesimo” è alquanto azzardato.

Pensare che 920 persone (l’81,3% del totale dei votanti) abbiano votato la mozione del segretario Fassino per conformismo o perché non hanno ben capito i termini della questione è irrispettoso per l’intelligenza di chi, nel progetto del Partito Democratico, crede davvero con la stessa passione con cui il signor Dantani crede, evidentemente, in un progetto diverso e altrettanto legittimo.

Il signor Zanellati pensa che 920 persone siano poche? Quale altro partito nella nostra Provincia è in grado di coinvolgere una simile quantità di iscritti? Credo, poi, che diffondere notizie prive di fondamento circa la presunta volontà di alienare le sedi del nostro partito e di chiudere le Feste de l’Unità ingeneri solo confusione e sia, oltre tutto di cattivo gusto.

Noi siamo consapevoli, e mi ricollego al signor Di Biase, che fondare un partito è, innanzi tutto, una grande operazione culturale, e di una cultura di rango europeo e mondiale.
Del resto il PCI non sarebbe esistito senza la grande lettura fatta da Gramsci dei caratteri del Risorgimento e delle radici profonde del fascismo.
E la DC senza Sturzo (il suo appello ai liberi e forti) e il pensiero cattolico-democratico che si ispirava a Maritain.

Ma, proprio per questo, crediamo che dopo dieci anni di parole, di analisi di come è cambiato il mondo rispetto al Novecento, di come siano anacronistiche le vecchie ideologie, sia tempo di incominciare a porre la prima pietra di una casa comune in grado, finalmente, di unire tutti i riformismi presenti nel nostro Paese: socialista, cattolico, laico, ambientalista.

Noi crediamo, infatti, che, oggi, le divisioni del passato abbiano perso ogni ragione d’essere e che, in Italia, ci sia bisogno di una grande forza popolare, moderna, aperta, radicata nel territorio, con una visione globale del mondo, che abbia il coraggio di affrontare i grandi problemi rimasti da decenni irrisolti (assetto federale dello Stato, risanamento dell’economia, aumento di salari, stipendi e pensioni, lavoro non precario, infrastrutture, sanità, scuola, welfare state, giustizia, burocrazia, privilegi corporativi…).

Il Partito Democratico certamente vivrà nella misura in cui riuscirà a restituire alla politica una dimensione culturale e anche una dimensione etica, coinvolgendo tutte quelle donne e tutti quegli uomini che condividono i valori, le idee e le proposte dell’Ulivo e offrendo ai giovani una nuova e concreta speranza di cambiamento della società, dell’Italia e del mondo per cui valga la pena di impegnarsi.

Per questo, fin da ora occorre uno sforzo di innovazione affinché il partito nuovo nasca con porte e finestre aperte alla partecipazione di tutti i cittadini e con il metodo delle primarie come bussola per la selezione delle candidature.

Noi pensiamo che solo in questo modo la politica possa tornare a parlare al cuore delle grandi masse.
Abbiamo rispetto per i grandi simboli del passato ma vogliamo emozionarci pensando al futuro, a quello che oggi saremo capaci di costruire, uniti, per un mondo più giusto e solidale.

Varese, 10 aprile 2007

Fabrizio Mirabelli
Segretario cittadino dei diesse

Fabrizio Mirabelli

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