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I soldi ai reduci di Salò

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16 gennaio 2009

Egregio Direttore,

farei meglio a non lanciarmi in questioni che conosco poco, ma penso che una piccola riflessione di carattere generale ci possa stare. Uno degli argomenti trattati è la proposta di dare un assegno vitalizio a tutti coloro che impugnarono le armi 60 anni fa, compresi quelli che combatterono per la Repubblica di Salò. Erano buoni? Cattivi? Erano in buona fede, ma ottenebrati dall’ideale, oppure erano belve? Ed i Partigiani? Insomma, si meritano o meno quei soldi? La Storia, e non solo quella italiana, è zeppa di casi analoghi. Governativi contro ribelli: quando vincono i governativi, anche mediaticamente, i ribelli sono terroristi, quando vincono i ribelli, anche mediaticamente, i governativi sono dittatori ed oppressori. A prescindere dalla bontà dell’ideologia che anima gli uni e gli altri, di solito i ribelli sono sempre più meritevoli di riconoscimento, se riconosciuto dev’essere l’impegno profuso. Un governativo è un militare, come nel caso dei repubblichini, quindi è una persona che ha scelto un
lavoro, ben consapevole della percentuale di rischio che tale lavoro comporta. Un militare è un soldato, cioè un assoldato, uno pagato per compiere azioni militari, uno “stipendiato”, e non ci vedo particolare nobiltà o merito nell’assolvere un compito in cambio di denaro, o per lo
meno, non lo vedo più nobile di un tornitore, di un fruttivendolo o di un impiegato. Esistono anche dei militari che “credono” in ciò che fanno, mossi magari da “principi”, ma anche in questo caso non vedo particolare
differenza fra essi e altri lavoratori mossi anch’essi da principi, come ad esempio alcuni medici. Il ribelle invece è una persona qualsiasi, che sente sulla propria pelle una forma di oppressione, che trascura le sue normali attività per dedicare tempo ed energie, spesso tutte, per liberarsi
dall’oppressione. La strada del ribelle è sempre in salita, poichè non è del “mestiere” e deve improvvisare ed organizzarsi contro forze militari ben più preparate ed armate di lui, ed egli è consapevole dell’elevato rischio che corre, costantemente: l’eroismo non è l’eccezione, ma la regola.Equiparare gli uni agli altri, sa tanto di tarallucci e vino.

Cordiali saluti.

Silvano Madasi

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