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I sussurri della povertà vera

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3 novembre 2008

Caro direttore,
non vorrei, ma come si fa a resistere al signor Gelosia che è il mio azzeccagarbugli preferito?
Signor Gelosia, tralascio molto per non annoiare i lettori e Le rispondo con un esempio pratico che mi tocca da vicino, ecchisenefrega se metto in piazza i miei affari, tanto considero il giornale il mio ritrovo fra amici.
Non sto semplicemente e acriticamente con quelli che okkupano, ma Le giuro che se mio marito e i suoi colleghi che si spaccano la schiena otto e più ore al giorno per mille euro al mese occupassero i binari non li biasimerei.
Spesso si sbraita, si bloccano i pendolari non per prepotenza, ma per disperazione, perchè quelli che sono bravi a riempire le piazze mica li tirano fuori di tasca loro i soldi per la farmacia, la spesa, l’affitto. Sono cinque anni che mio marito guadagna questa miseria: differenti governi, stessa musica, cambiano solo gli imbonitori da piazza, si invertono i ruoli in un minuetto di ballerini scadenti.
Oggi mi è accaduto un fatto curioso. Mi ha avvicinato un signore straniero in giacca e cravatta, molto discreto ed educato ; mi ha chiesto sottovoce un euro perchè, mi ha sussurrato, era appena arrivato in Italia e cercava un lavoro.
Non aveva i soldi per mangiare, mi ha raccontato stralci della sua vita con pacatezza, senza dare segni di squilibrio, racconti credibili; non era un pazzo, era un povero che indossava il vestito buono nell’illusione di non sembrare un accattone, forse per mantenere un po’ di dignità.
Gli ho creduto perchè in genere sono portata a dare fiducia al prossimo e gli ho dato cinque euro.
Chissà se una così ristretta minoranza ha diritto di parola?!

Roberta Lattuada

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