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Ici per tutti, anche per la Chiesa

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27 agosto 2011

Caro Direttore,
ho apprezzato le lettere (317 e 322) dell’amico Osvaldo Bossi. In questi giorni , per le reti

Rai, passa un messaggio pubblicitario a cura dell’Agenzia delle Entrate, nel quale si afferma:
"Se tutti pagano le tasse, le tasse ripagano tutti". Sublime principio, senza dubbio. Curioso
il fatto, però, che il governo si prefigga di rovistare le tasche dei soliti, e non abbia
nessuna intenzione di rovistarle a "tutti". Lo spot parla di tasse, e l’ICI è una tassa:
Imposta Comunale sugli Immobili. L’ICI è una tassa a carico di quegli immobili o terreni che
rendono o potrebbero rendere ai loro proprietari. L’ente religioso, la Chiesa Cattolica, è
proprietario di un’infinita quantità di immobili e terreni, spesso lasciti di fedeli e, di
questo immenso patrimonio, una parte è giustamente esente dall’ICI: la chiesa, intesa come
edificio di culto, non rende economicamente, né potrebbe rendere nel senso stretto del termine.
Di una parte del patrimonio immobiliare della Chiesa, presumo che ne sia corrisposta la
relativa ICI: ad esempio, l’appartamento dell’anziana fedele venuta meno all’esistenza terrena,
lasciato in eredità all’Ente ecclesiastico, se venduto o affittato, darebbe luogo a rendita
economica, e quindi sarebbe soggetto all’ICI. Vi è però una vasta zona grigia, immobili o
terreni che non rientrano nei due esempi summenzionati, ma che beneficiano dell’esenzione o di
agevolazioni ICI, od altre forme di agevolazione. Ad esempio, sono di proprietà della Chiesa
cliniche private, cinema, scuole, librerie, alberghi, case per ferie ed ospitalità religiose,
altre attività commerciali ed esercizi pubblici che vengono considerati, parzialmente o
totalmente "senza scopo di lucro". Con questo non voglio dire che la Chiesa non corrisponda le
imposte dovute, ma che nella jungla delle norme vigenti sia consentito far passare un immobile
che produce reddito come se non ne producesse. Benefici, privilegi, concessi magari in tempi di
vacche grasse e che, oggi, alla luce della crisi che sta dilaniando la società italiana, non
hanno motivo di perdurare.
 
Cordiali saluti.
Silvano Madasi

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