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Ieri e oggi, i giovani a difesa della liberta’

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3 novembre 2008

Proprio quest’anno ricorre il novantesimo anniversario della fine della Grande Guerra: tale ricorrenza suscita importanti riflessioni. Da un lato anche noi, Giovani Padani del Saronnese, in questi giorni, ci accostiamo con profondo rispetto e sentita gratitudine alla commemorazione di quei giovani che novant’anni fa avevano la nostra età, ma si sono ritrovati a dover sacrificare la vita per difendere la loro terra natìa da popoli ostili, che volevano strappare il nostro territorio alla sua gente, alla sua cultura, per trapiantarvi le loro. Ma, dall’altro, guardando oggi la nostra città, non possiamo fare a meno di porci delle domande. Perché quei giovani sono morti? Da chi e da cosa dovevano difenderci? Perché li commemoriamo? A queste banali domande tanti credono di avere già risposto: “quei giovani hanno combattuto eserciti che tentavano di invaderci e conquistarci e li commemoriamo perché hanno dato la vita in riscatto alla libertà della loro patria”. Ok. Quindi si sono battuti per la libertà della patria intesa come libertà dall’invasore. E l’invasore era un esercito di stranieri che marciava armato verso il nostro territorio. E quei giovani hanno risposto all’invasione armata con la difesa armata. Ora noi vediamo la nostra città riempirsi progressivamente di stranieri, che sono molto più lontani da noi come cultura e provenienza di quanto fossero allora gli Austriaci e i Tedeschi. La differenza che separa la condizione dei giovani di oggi da quelli di novant’anni fa è allora una sola: adesso chi vuole occupare la nostra terra non è più organizzato in un esercito armato, perché non ci sono più linee difensive da sfondare, ma viene sotto le sembianze del profugo disperato. C’è stata solo un’evoluzione della tattica, che si è adeguata ai tempi odierni, impregnati di buonismo e autolesionismo occidentali; ma il potenziale risultato, se si trascurano le modalità di perseguimento, è lo stesso: Padania popolata da popoli di altra origine, cultura e religione. Infatti, non solo con la forza delle armi, ma anche con la maggioranza numerica (oggi più che mai) si può conquistare il potere. Perché allora i giovani di novant’anni fa, che hanno risposto al fuoco con il fuoco, sono giustamente onorati e quelli di oggi, che si battono democraticamente contro il medesimo probabile destino, sono invece tacciati di razzismo, ignoranza e intolleranza? E’ infatti tipico dei nostri giorni venerare Sant’Ambrogio, che ha cacciato con la frusta gli Ariani (eretici cristiani) da Milano e i Santi Papi che hanno indetto le crociate, per poi incriminare chi si batte democraticamente in nome della Libertà, diritto che Dio ha donato all’Uomo fin dalla Creazione. Noi abbiamo ancora qualcosa da difendere e resistiamo alla trappola mortale del relativismo, che innalza tutto e tutti allo stesso grado di bontà e perfezione e getta invece nella Geenna quelli che si oppongono alla sua logica. Se non prendessimo esempio dai nostri coetanei del passato, avremmo davanti un futuro ancora peggiore: non la sottomissione a un altro popolo ma un mondo simile a quello che attendeva Atreiu ne “La Storia Infinita”.
Giovani Padani per la Libertà della Padania.

Daniela Restelli, vice coordinatrice Giovani Padani del Saronnese

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