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Il black out è un fatto tecnico, non politico

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16 ottobre 2007

Egr. Direttore,

sul black out all’ospedale abbondano le dichiarazioni, le prese di posizione, le speculazioni, la demagogia, le voci grosse ecc. Il fatto è grave, indubbiamente.
Ma è un fatto tecnico, che risiede nelle fasi di progettazione impiantistica oppure di costruzione dei componenti, oppure di installazione, oppure di collaudo, oppure di gestione dell’impianto.
Non risiede certamente nella politica a meno che non si voglia dare alla politica un improprio significato allo stesso tempo onnicomprensivo e di dettaglio.
E’ un fatto tecnico ed è perlomeno azzardato pensare che qualora ci fosse stata una diversa maggioranza in Regione o in Provincia o in Comune, non sarebbe accaduto.
La prima domanda che quindi tutti quanti dovremmo porci, politici, amministratori, giornalisti e medici, (gli ingegneri probabilmente se la sono già posta, è: come è potuto accadere e quali sono le cause? Non è una domanda da poco perché ad essa conseguono analisi tecniche alla ricerca di elementi oggettivi, perché le riposte tecniche ed operative che ne scaturiscono evitano il riproporsi dell’anomalia e magari la prevenzione di altre.
Invece, secondo un antico vezzo italico la prima domanda è sempre: Di chi è la colpa? E’ sempre così nel Bel Paese, in primis cercare qualcuno a cui mettere il cappio.
Ci saranno delle responsabilità? Può darsi, siano esse colpose o gravi o dolose o di negligenza o errori o mancate previsioni, o magari non ci sono. In ogni caso solo l’analisi tecnica che individua le cause può dare risposte.
Se queste considerazioni sono vere, come io credo siano, allora sarebbe importante evitare di avventurarsi in speculazioni politiche come in scarica barile, in preannunci di sentenze come in esposizioni muscolari. Sarebbe importante che tutti adottassero la misura che la gravità del fatto richiede.
Riguardo poi alle inaugurazioni anticipate e pre elettorali, è un comportamento diffuso ampiamente utilizzato da chi governa, in Italia forse più che altrove, è il risultato della politica dell’apparire, tuttora imperante, a scapito della politica dell’essere e del fare.
Ma questo è un altro discorso che riguarda l’evoluzione civile di una paese, e poi con il merito di quanto accaduto non credo c’entri granché.

Cordialità

Claudio Vanetti, Capogruppo Socialista nel Comune di Varese.

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