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Il calcio come Dorian Gray

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3 giugno 2011

Egregio direttore,
Ancora una volta, ad ulteriore riprova che non si tratta di un fenomeno occasionale
ma di un problema strutturale, l’inchiesta della magistratura di Cremona sulle partite di
calcio truccate e sul giro vorticoso delle relative scommesse illegali ha fatto emergere
alla luce un’altra catena di affarismo, corruzione, illegalità, violenze, abusi, frodi
e soprusi, rivelando in modo inequivocabile che il calcio è, oltre che un apparato
ideologico di Stato teso a diffondere i ‘valori’ della competizione selvaggia, della
flessibilità, della precarietà, della venalità mercenaria, del nazionalismo e del razzismo,
un’industria che appartiene organicamente al sistema capitalistico di produzione, di
scambio e di consumo.
L’organizzazione capitalistica del calcio ha ormai ucciso il calcio come sport fondato
sul piacere e sulla socializzazione, nonché sui valori della competizione congiunti con
quelli del rispetto e dell’amicizia. Essa si fonda invece sui due meccanismi più odiosi
del sistema capitalistico: da una parte, un apparato gangsteristico che ricerca il massimo
profitto; dall’altra, un’ideologia fondata sui princìpi del superuomo, della forza, della
violenza e, nel contempo, su uno spirito nazionalista e aggressivo che non teme di
rivendicare esplicitamente concezioni razziste e legami con l’estrema destra nazifascista.
Le diverse società calcistiche e le stesse istituzioni ai diversi livelli (Fifa, Coni,
Figc) sono immerse nell’affarismo fino al collo. Dietro le quinte di uno spettacolo
così bello, che entusiasma centinaia di milioni di persone, opera, come un tumore che
genera continue metastasi, un capitalismo di stampo gangsteristico. La passione per il
calcio si identifica quindi oggettivamente, per centinaia di milioni di persone del tutto
inconsapevoli del rapporto tra forma e sostanza, con la necrofilia. L’imputridimento
del calcio mostra infatti fino a che punto sia arrivato il processo di decomposizione
dell’intera società capitalistica. Un grande campione e un profondo conoscitore di questo
mondo, Gigi Riva, il quale, quando scoppiò lo scandalo Moggi, propose di fermare per
un anno il campionato di calcio, mise perfettamente a nudo l’‘impasse’ determinata da
un siffatto imputridimento.
Per queste ragioni, governo, forze dell’ordine e magistratura potranno soltanto curare
i sintomi, ma non potranno minimamente incidere sulla causa della malattia che ha
colpito questo sport. Viene in mente un uomo il cui volto, illuminato un tempo dalla
tersa e pura bellezza della gioventù, si altera e si corrompe somigliando sempre di più
ad un mostruoso ceffo diabolico, sfregiato da una ributtante bruttezza e da un orrendo
disfacimento: quel ceffo che, come accade nell’omonimo romanzo di Oscar Wilde,
costituendo lo stadio finale di una metamorfosi ad un tempo etica ed estetica, deforma il
ritratto giovanile di Dorian Gray e lo rende tanto irriconoscibile quanto irrecuperabile.

Orbilius

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