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Il confronto fra il nostro paese e l’islam si è polarizzato

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26 settembre 2006

Egregio direttore,
tra le varie lettere da Lei pubblicate in merito alle reazioni islamiche dopo le parole del Papa in Germania ci sono alcune strumentali prese di posizione di piccoli esponenti di partito, quali ex fascisti e leghisti, che con monotona regolarità dimostrano di accorgersi del pensiero vaticano solo quando pensano di poterlo utilizzare a proprio vantaggio. Ricordiamo tutti, infatti, le loro “orecche da mercante” quando il Papa implorava, giorno dopo giorno, di non schierarsi a favore di una guerra in Iraq che si è rivelata un tragico errore.
Ho invece letto con grande interesse, nonostante la presenza di alcune inutili forzature polemiche, l’appello alla ragione e all’apertura al dialogo espressi da un docente di religione . L’invito al dibattito in nome della ragione è infatti importante e deve senz’altro costituire la base per la ricerca di ulteriori punti d’incontro sia all’interno del nostro paese che nei rapporti internazionali.
Il confronto fra il nostro paese e il mondo islamico si è purtroppo polarizzato, fin’ora, solo intorno agli esponenti delle diverse religioni. Questo fatto è avvenuto senza che ci si rendesse conto che, invece, un primo possibile punto d’incontro fra i due mondi è da ricercare proprio nel pensiero laico che può dialogare su entrambi i fronti in nome di comuni principi etici.
E’ quindi necessario che la politica, che necessariamente nasce dalla ragione e non dalla fede, riprenda il proprio ruolo attivo e libero da condizionamenti proprio per mettere a disposizione di tutti un terreno d’incontro e di comunicazione garantito da una giusta laicità dello Stato.
L’etica laica – quella che tanto deve al pensiero religioso così come a quello filosofico – da cui l’occidente ha tratto le proprie conquiste civili in materia di libertà, eguaglianza, fraternità, giustizia, parità di doveri e diritti, rispetto delle minoranza , può e deve essere il terreno d’incontro fra i cittadini, i popoli, le stesse religioni.
E’ su questi temi, sull’accettazione di questi princìpi, che si valutano concretamente, al di là di troppe vuote parole, le possibilità di incontro e di dialogo: con una ricerca concreta della soluzione dei problemi senza il velo di quell’integralismo che purtroppo ancora esiste anche da noi.
Uscendo quindi, per esempio, da una vuota e fuorviante polemica di bassa lega sui tempi per la concessione della cittadinanza. Focalizzando invece l’attenzione, in questo caso, sulla necessità di una verifica rigorosa dei requisiti veramente indispensabili per ciascun cittadino, che non sono quelli temporali ma che sono invece quelli della piena accettazione di regole chiare in materia di doveri e diritti. Quelle che provengono da una elaborazione culturale e da una crescita civile che abbiamo sviluppato in secoli di dibattito, di lotte e di sacrifici.
Una laicità insomma, come la definisce d’altra parte positivamente lo stesso Enzo Bianchi, che sia vista come “spazio etico in cui tutte le persone possano essere capite e rispettate, nella loro diversità di culture e religioni, in nome di princìpi condivisi”.
Il compito della scuola è, oggi come sempre, essenziale per cercare di raggiungere sufficienti livelli di integrazione, per offrire a tutti pari opportunità nella vita, per evitare sacche di emarginazione.
Occorre quindi, in questo caso, ripensare anche criticamente agli innegabili limiti delle scuole confessionali che inevitabilmente ostacolano i processi di conoscenza reciproca e di dialogo fra giovani di nazionalità e religioni diverse. Il proliferare anche in Italia di scuole chiuse, contrapposte e legate a credenze religiose – cattoliche, protestanti, ebraiche, islamiche – costituirebbe un errore che si è già verificato in passato in Irlanda, in Inghilterra e in Olanda e che h a dovunque creato ghetti, problemi, contrapposizioni, incomprensioni, scontri, lutti.
Il potenziamento della scuola pubblica, della scuola di tutti, deve quindi essere compito prioritario dello Stato, con risorse e impegno ben superiori a quelli dimostrati negli anni scorsi. Il servizio scolastico statale dovrà in ogni caso imporsi per la qualità dell’insegnamento, estirpando le evidenti sacche di incapacità e improduttività che oggi l’appesantiscono in modo intollerabile e che lo rendono perdente nel confronto con i sistemi formativi di gran parte del mondo..
All’interno della stessa scuola pubblica dovranno però anche essere ripensate e rimosse al più presto le anacronistiche e dannose situazioni di privilegio oggi ancora esistenti; pensiamo innanzitutto all’insegnamento religioso con personale di ruolo pagato dallo Stato italiano e scelto dalla Curia vaticana. Sono privilegi che rubano risorse che sono di tutti e che contraddicono in modo stridente il principio della laicità dello Stato come ambito in cui ciascuno possa essere accolto, capito e rispettato.
La Repubblica di Francia ha indicato una via, certamente difficile, per cercare di garantire a tutti i cittadini e a tutte le religioni di esprimersi in una situazione di assoluta parità.
La Repubblica italiana ha una storia diversa e non può certo acquisire in modo acritico formule applicate in altri contesti.
Deve comunque affrontare al più presto il problema con un dibattito aperto e costruttivo a tutti i livelli, nei partiti, nella società civile e nel mondo delle religioni, uscendo dalla palude delle piccole e meschine speculazioni che ci allontanano da una possibile soluzione.
Un cordiale saluto
Angelo Bruno Protasoni
Associazione Mazziniana Italiana
Gallarate

Angelo Bruno Protasoni

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