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Il difficile lavoro del consigliere

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4 aprile 2009

Gentile Direttore,
mi sia consentito rubarle un po’ di spazio per ri-affrontare un problema tante volte già sollevato in questa rubrica e ampliato con questa mia lettera.
Sono una cittadina appassionata di politica, desiderosa di partecipare alla vita democratica del mio Paese, almeno a livello comunale, laddove i problemi e le discussioni si appuntano su questioni interessanti, proprio perché locali e vicine alla gente che il paese lo vive nel quotidiano.
Ora: ho spesso letto su questa rubrica le lettere di qualche cittadino che si lamentava che un po’ ovunque i Consigli Comunali si tengono la sera, con magari molti punti all’ordine del giorno e quindi si concludono molto tardi, col risultato che anche i più strenui partecipanti, ad un certo punto, rinunciano e scelgono la via di casa.
Nel mio Comune, il pubblico che partecipa al Consiglio Comunale non è mai molto numeroso, ma credo che ciò sia normale, poiché solo chi è mosso da reale interesse sceglie di recarsi alla pubblica assemblea, anziché magari guardare in TV Il grande fratello.
 
Che peccato, però!
Il Consiglio Comunale, l’espressione più alta in un Comune della gestione democratica del potere, il massimo agone in cui si assiste al costruttivo dibattito tra maggioranza e opposizione, viene svuotato di significato e svilito nel momento in cui viene sovrapposto (come è recentemente capitato nel mio Comune) a un importante saggio musicale o sportivo dei bambini delle scuole o viene fissato in serate in cui (se in TV impera appunto Il grande fratello) non si incentiva certo la partecipazione della gente.
Quasi sempre posto in serate infelici, lunedì, al massimo martedì, il Consiglio di tutto tiene conto tranne che dell’apertura al pubblico, cosa che viene invece valutata come fondamentale  in ogni altra occasione di aggregazione, che magari “funziona” proprio per questo.
 
La mia passione per la politica mi ha spinto-comunque-a candidarmi qualche anno fa in una lista elettorale: ora, in effetti, sono Consigliere Comunale. Credo che i cittadini che mi hanno onorato del loro voto si aspettino da me attivismo, impegno, vigilanza, attenzione.
 
Ma ascoltate che cosa succede e valutate se questa è democrazia.
I Consiglieri Comunali hanno accesso agli Uffici dei Responsabili di Settore del mio Comune  solo il lunedì dalle 14.30 alle 15.30, previa telefonata, e l’accesso agli atti depositati per le sedute consiliari è consentito da lunedì a venerdì dalle 10 alle 13, negli otto giorni prima delle sedute, che divengono venti in caso si discuta di bilancio e addirittura tre, in caso di integrazioni urgenti.
Il Consigliere Comunale, che è soggetto democraticamente eletto dai cittadini, ha quindi un accesso piuttosto limitato alla casa comunale.
Il sabato mattina o gli altri pomeriggi (in cui comunque il personale comunale è presente negli uffici: basterebbe aprire la porta) non vengono menzionati, né si capisce se il Consigliere Comunale possa accedere alla casa comunale per pratiche diverse da quelle esplicitamente menzionate. Ad esempio, leggere notizie, sottoscrivere petizioni, comunicare con il Consigliere coordinatore regionale dei Consiglieri Comunali, accedere ad un computer, sbrigare corrispondenza istituzionale con una propria casella di posta elettronica non dovrebbero essere mansioni così eccezionali o così impossibili da svolgere, per un Consigliere di medio impegno.
 
Tornando al mio caso, gli orari di lavoro, la condizione personale e altre motivazioni  mi rendono impossibile essere presente nella Casa Comunale il mattino dei giorni lavorativi, col risultato di essere in difficoltà anche semplicemente a prendere visione di materiale depositato, che dovrebbe essere il minimo dell’informazione posseduta, prima di accedere ad una seduta di Consiglio!
Farsi fare fotocopie? Consumare quintali di carta? Sarebbe possibile, ma ciò presuppone sempre di recarsi presso gli uffici (orari come sopra) e fare domanda apposita che poi verrà protocollata (quando l’ufficio sarà aperto) e si procederà alla fotocopiatura.
L’ultima volta che ho chiesto dei documenti, mi ci sono voluti, nel tentativo di far quadrare tutti i tasselli, quindici giorni buoni!
 
Rimane un’altra scappatoia al Consigliere Comunale: anziché farsi una propria opinione e informarsi sui documenti originali, può sempre alzare la mano alla cieca a seconda di come il suo gruppo gli dice di fare. Se farà parte della maggioranza, zelanti membri della stessa avranno già scelto per lui (senza che egli dilati troppo i tempi delle discussioni, per carità!). Se sta all’opposizione, anziché fare un’opposizione intelligente, voti contro qualunque cosa: tanto, l’hanno proposta quelli che stanno dall’altra parte!
 
E poi, chi come me fa anche l’insegnante, avrà sempre la possibilità di fare le sue belle lezioni teoriche (mooolto teoriche!) di educazione civica e di sensibilizzazione alla cittadinanza democratica.  
Rita Gaviraghi, insegnante e consigliere comunale

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