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Il “Giro di Padania”: una pesante strumentalizzazione politica

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8 settembre 2011

Egregio direttore,
chi l’avrebbe detto che uno sport popolare come il ciclismo, che ha regalato al nostro Paese momenti ed emozioni indimenticabili con campioni come Coppi, Bartali, Gimondi, Moser e “il Pirata”, sarebbe stato oggetto della più pesante e volgare strumentalizzazione politica ad opera del partito della Lega Nord, promotore e sponsor del “Giro di Padania”? Così, grazie alla servile acquiescenza della Federazione ciclistica italiana e alla colpevole accondiscendenza delle forze politiche e delle massime autorità istituzionali, si è consentito di tradurre in atto quanto rappresentato nelle sagome dei ciclisti della rotonda di Buguggiate, che, come è noto, hanno i volti dei caporioni della Lega Nord.

Il “Giro di Padania” appartiene, in effetti, al bolso repertorio delle ‘leghisterie’, ossia delle iniziative provocatorie di stampo secessionista, come la grottesca campagna sul trasferimento dei ministeri al Nord o l’inaccettabile rottura della solidarietà nazionale sul problema dei rifiuti di Napoli (e dispiace che taluni professionisti della pedalata, offendendo la tradizione stessa del ciclismo italiano, abbiano avallato con la loro partecipazione questa strumentalizzazione politica).

Occorre, pertanto, essere grati al Prc e al suo segretario, Paolo Ferrero, per essersi opposti in modo fermo e militante alla provocazione leghista in nome sia del principio secondo la Padania, di cui questa manifestazione ciclistica punta ad accreditare l’esistenza e a fare la propaganda, è solo un’invenzione posticcia, sia del principio per cui lo sport va preservato dalle strumentalizzazioni politiche, poiché appartiene, e deve appartenere, a tutti. In conclusione, la provocazione leghista non va fatta passare senza reagire, sia sul piano politico sia sul piano sportivo, con la massima energia, poiché, per citare una delle frasi più celebri di un grande campione del ciclismo italiano, il toscano Gino Bartali, “gli è tutto sbagliato, gli è tutto da rifare!”.

Italicus

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