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“Il Governo ha sferrato un colpo grave alla scuola pubblica”

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16 novembre 2012

Lettera aperta al Ministro dell’Istruzione  Francesco Profumo

Egregio Ministro,

è con grande rammarico, sconcerto e profonda indignazione che abbiamo appreso nelle scorse settimane la notizia della proposta, relativa all’ innalzamento del carico di lavoro in classe degli insegnanti da 18 a 24 ore a parità di stipendio, contenuta nell’art. 3 del Disegno di Legge di Stabilità.  Ad oggi  sappiamo che la Commissione Bilancio della Camera dei Deputati ha emendato i commi  dell’articolo suddetto. Indipendentemente da come andrà a finire, siamo qui ad interrogarci sulle ragioni profonde di un così grave attacco allo stato giuridico della funzione docente.

Avremmo potuto aspettarcelo da chi L’ha preceduta: politicanti ottusi che hanno confuso la parola riforma con la parola riordino e che hanno cercato di sistemare i conti pubblici imponendo dall’alto tagli sistematici alle ore di insegnamento,  propagandandoli sotto la parvenza di una svolta scolastica epocale. La didattica per competenze – tra parentesi – va costruita a partire dagli insegnanti, dalla condivisione e dalla formazione degli stessi, e non a partire da un prontuario di definizioni fumose e dal conseguente disorientamento che ne è derivato. Le scuole, lasciate sole, sono state costrette a pagare i formatori che – incredibile ma vero – invitavano gli insegnanti a porsi in una dimensione vocazionale (!); i docenti,  lasciati soli, privati del rinnovamento di un Contratto Collettivo Nazionale bloccato dal 2009 (Quasi storico! Da maneggiare con cura!), defraudati degli scatti di anzianità, sono stati costretti a sostenere l’onere di un rinnovamento della scuola che è stato interamente caricato sulle loro spalle.

Potrebbe obiettare che tutto questo non è da imputare a Lei e al Governo di cui fa parte. Avrebbe ragione. Avrebbe ragione se Lei, Rettore di un prestigioso  Politecnico, e quindi persona esperta di questioni relative all’insegnamento e all’organizzazione dello stesso, non si fosse posto in una prospettiva di sostanziale continuità con chi L’ha preceduta. Facciamo solo due esempi.

Il primo relativo alle modalità con cui si investono, quando si investono, risorse finanziarie  per la scuola: il Progetto Generazione Web Regione Lombardia ha previsto – come Lei sa bene – un investimento pari a 12.000.000 di Euro spesi, in compartecipazione con la stessa Regione, per dotare classi sperimentali delle scuole superiori di II grado di tablets e, per fortuna, di lavagne multimediali interattive.  Perché non è stato chiesto ai docenti di che cosa avessero realmente bisogno i loro alunni? Perché non ci si è resi conto che avviare una sperimentazione di questa portata a Giugno 2012 (fine a.sc.) per Settembre 2012 (inizio a.sc.) avrebbe significato gettare nel caos le scuole, creare gravi disagi agli studenti, alle loro famiglie, ai professori? Vorremmo delle risposte.  Quello che abbiamo capito è che ancora una volta non si è tenuta nella dovuta considerazione la funzione docente. Non è stata rispettata la  professionalità degli insegnanti, una professionalità che implica fasi e tempi di formazione e di progettazione che non ci sono stati concessi. Questa miopia ci appare a dir poco sconcertante da parte di un governo tecnico per il quale i parametri dell’efficienza e della funzionalità dovrebbero essere imprescindibili!

Il secondo esempio non è un esempio tout court. E’ l’attacco che Lei e il suo Governo avete sferrato alla scuola pubblica colpendola in una delle sue componenti primarie: noi docenti.  Se ci chiedete di lavorare in classe 24 ore significa che avete completamente perso di vista il rapporto con la realtà scolastica, che non la conoscete, che non volete conoscerla.

Sia chiaro: siamo noi insegnanti che mandiamo avanti la scuola. In rispetto dell’etica professionale a cui ci  ispiriamo e con il lavoro sommerso che quotidianamente compiamo, siamo noi docenti ad occuparci della formazione e dell’istruzione delle giovani generazioni: un lavoro intellettuale gratificante e ricco di stimoli ma, al tempo stesso, gravoso e logorante. E’ il nostro compito.

Il vostro, quello dei politici e/o di chi si occupa del governo, è di operare affinché le condizioni in cui svolgiamo la nostra professione siano ottimali. Se vogliamo salvaguardare la scuola pubblica italiana, se vogliamo tenere alto il livello di qualità, non dobbiamo sbandierare al vento millantate innovazioni da quattro soldi (non proprio quattro!), bensì dare valore a coloro che la scuola la fanno:

  • sul piano finanziario > risorse per le scuole pubbliche e retribuzioni proporzionate allo stato giuridico della nostra professione a parità di ore di servizio in aula (superiori alle 16,3 della media europea!);
  • sul piano politico > coinvolgimento dei docenti come interlocutori attivi dei processi di trasformazione della scuola e non supini agenti esecutivi;
  • sul piano sindacale  > rispetto delle norme contrattuali tuttora vigenti;
  • sul piano mediatico > Ministri e Sottosegretari che vanno in televisione ad affermare che gli insegnanti lavorano diciotto ore dovrebbero vergognarsi e dimettersi immediatamente.

Concludiamo con un’annotazione: com’era prevedibile, per trovare la risorse finanziarie necessarie al ripristino dell’attuale orario di lezione, tra le misure adottate è indicata la decurtazione del Fondo d’Istituto, relativo all’arricchimento dell’offerta formativa e alle attività aggiuntive di supporto alla didattica. Ancora una volta sarà la scuola a pagare il conto. Grazie tante!

                                                                                                                                                 
 I docenti dell’ISISS F. DAVERIO

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