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Il lavoro che fa morire, quando c’è e quando manca

Avarie
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22 ottobre 2017

Egr. Direttore
L’altra mattina alla radio della Svizzera italiana è passata questa notizia Karōshi (過労死 karōshi ? ) termine giapponese, che significa morte per eccesso di lavoro. Il Giappone è uno dei pochi paesi in cui questa categoria è riportata nelle statistiche dei decessi. Le cause mediche principali delle morti da karoshi sono attacco cardiaco dovuto a sforzo e stress.

Le statistiche ufficiali in Giappone parlano di 200 morti all’anno, quelle ufficiose di 2000 morti all’anno. Si fanno risalire le cause al senso di fedeltà e di ubbidienza insito nei lavoratori giapponesi, per il loro senso del dovere, facendo dalla 100 alle 200 ore di straordinario al mese oppure anche di lavorare due o tre giorni di fila, se la ditta lo chiede.
Ma queste situazioni avvengono anche qui da noi, soprattutto tra i lavoratori frontalieri che partono per il lavoro alla mattina alle 6 e tornano a casa alle 21 per 5 giorni alla settimana, costretti ad accettare questi turni massacranti, con pause di 10 minuti per il pranzo, per non perdere il posto di lavoro, soprattutto con quei datori di lavoro italiani che operano nel Canton Ticino, novelli Kapò come nei lager nazisti. Non sono lavoratori schiavi, ma si possono chiamare schiavi del lavoro, dove ovviamente si perde la libertà per avere in cambio maggiore benessere materiale. Ma in questa condizione di schiavitù volontaria ci sono tantissimi lavoratori autonomi o commercianti che iniziano a lavorare alle nove del mattino e tornano a casa a mezzanotte. Potrei fare tanti nomi.
Poi ci sono notizie di tragedie orrende, come quella famiglia di Como dove sono morte 4 bambine e il padre marocchino suicidatosi perché senza lavoro. Famiglia a quanto pare, assistita dai servizi sociali del comune, forse (???) ma che si stavano preparando a togliere la patria potestà a quel poveretto, che per disperazione ha deciso di farla finita. Ma che servizi sociali sono coloro che al posto di aiutarti ti tolgono i bambini ? Sono tante le ragazze-madre che cercano la carità per le
strade del nostro paese ma non si rivolgono ai servizi sociali per il terrore che rivolgendosi loro, gli portano via i bambini, Assurdo.
Poi ci sono altre notizia. A Lugano la cattedrale cattolica è stata appena restaurata con una spesa di 15 milioni di franchi. In Lombardia oggi fanno un referendum inutile con un costo di 60 milioni di euro. A Fabio Fazio la RAI ha stipulato un contratto per i prossimi anni da 11 milioni di euro, non per portare avanti inchieste coraggiose, per un programma di intrattenimento banale. I
rappresentanti del governo, Gentiloni, Renzi, Padoan tutte le sere ci dicono che l’Italia va a gonfie vele: che coraggio, ma dove vivono? Nessuno ha ancora capito che senza il lavoro si toglie la dignità alle persone sino alla follia. C’è quasi da vergognarsi a sentirsi italiani e cristiani. Per non essere la solita lettera di sola denuncia conclude con tre proposte che non sono provocazioni.
Al tutte le parrocchie e alla chiesa cattolica l’invito è quello di dire meno rosari, ma
evangelizzare con i fatti, stanziando il 50% di tutte le sue entrate, tutte, alle per opere di carità per tutti, mussulmani compresi. Allo Stato quello di varare la norma che nessun assistente sociale può permettersi di togliere la patria potestà ai genitori, senza il loro consenso. Troppo comodo risolvere questi drammi togliendo i bambini. Al Governo, ai Sindacati e alla Confindustria l’impegno per un
patto di SOLIDARIETA’ per la piena occupazione, per garantire a tutti un posto di lavoro dignitoso attraverso la diminuzione dell’orario di lavoro per tutti, disincentivare il lavoro straordinario (io dico vietare) e che si stabilisca nella legge il rapporto tra il minimo e il massimo dello stipendio. Se è vergognoso morire per il troppo lavoro è altrettanto ignominioso lasciare morire di fame coloro
che vogliono lavorare. So che Eros Barone giudicherà questa mia lettera intrisa di un semplicistico sano buon senso, ma è l’unico che so fare. Lascio a lui il compito di profetizzare la fine del capitalismo nel prossimo 2517. Perché a Como siamo falliti tutti: Europa, Stato, Partiti, Regione, Comune, Chiesa, Parrocchie, compreso chi scrive.

Emilio Vanoni – Induno Olona

Commenti

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  1. Scritto da bobbi

    sarà….., ma le Sue proposte, non mi trovano concorde. In particolare, quella sulla patria potestà. E’ troppo facile fare quello che suggerisce Lei sig. Emilio, non quello che, malgrado loro, assistenti sociali e magistrati sono costretti a fare. Il vero problema è quello di evitare errori di valutazione dei singoli casi e, quindi, occorre personale idoneo. Lo strumento di allontanamento dei figli da genitori non idonei, di bambini ne ha salvati. Si documenti e vedrà che è così.
    Cordiali saluti.
    bobbi