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Il lavoro dei pensionati

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20 giugno 2011

Gent. mo Direttore,
le recenti esternazioni del ministro Brunetta nei confronti dei precari e dei loro rappresentanti hanno dato la stura a una serie di commenti, reazioni, dichiarazioni che hanno portato lontano dall’argomento iniziale, evitando quindi di arrivare a conclusioni chiare sul tema. Non intendo in questa sede proseguire su questa strada fuorviante, ma riavvolgere il nastro e ritornare alle frasi incriminate del ministro, che ha definito "l’Italia peggiore" i precari, per poi consigliare a questi ultimi di andare al mercato a scaricare le cassette di frutta per trovare lavoro.

Ora, tralasciando l’effetto positivo dell’esortazione a rimboccarsi le maniche (per usare un eufemismo), mi sembra quantomeno preoccupante che un rappresentante dell’esecutivo non trovi altra risposta al problema del lavoro precario, se non addirittura della disoccupazione. A dicembre 2010 il tasso di inoccupati tra i 15 e i 24 anni ha toccato il record negativo del 29% (fonte: ISTAT) e il ministro Sacconi ha dichiarato in proposito che bisogna "rispondere con le competenze", invito raccolto sicuramente dai giovani precari, (che hanno un tasso di istruzione universitaria superiore alla media nazionale), ma non da suo collega Brunetta, come abbiamo potuto constatare dalle sue stesse dichiarazioni, a meno che le competenze in oggetto non fossero appunto in "scarico della frutta" e "impilazione delle cassette". Intanto, i pensionati che lavorano nel nostro paese erano un milione e 380mila nel 2009 (fonte: MEF), senza alcuna norma deterrente a questa forma di ri-occupazione, mentre per i lavoratori più giovani che si affacciano al mondo del lavoro il quadro normativo rende molto più conveniente per i datori di lavoro assumere con forme di lavoro precario (rimane solo l’imbarazzo della scelta tra co.co.co., co.co.pro, interinali, stage ecc.).
 
Il lavoro dei pensionati quindi, da forma di integrazione del reddito familiare, secondo l’adagio dei padri che lavorano per mantenere i figli (e i nipoti), si trasforma in un pesante blocco alla ripresa economica: in una fase di crisi aumentano disoccupazione e precarietà, mentre i padri lavorano a tal punto per i figli da arrivare a rubarglielo, il lavoro. In realtà il problema del precariato, purtroppo, si presenta molto complicato e di assai difficile soluzione, aggravato dal perdurare della crisi economica. Certamente però le dichiarazioni – spot della politica non aiutano certo a trovare risposte, ma hanno l’effetto contrario di speculare a fini elettorali sulla situazione dei precari, che ricordiamolo sono milioni di persone, la cui difficile situazione rappresenta un problema non solo per loro, ma per tutto il nostro sistema economico. Cordiali saluti. Daniele Bandi

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