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Il lungo travaglio dell’ospedale di Gallarate

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18 dicembre 2009

Egregio Direttore,

quasi trent’anni fa la dirigenza dell’Ospedale S. Antonio Abate di Gallarate elaborò un progetto per l’abbattimento e la riedificazione del padiglione Trotti Maino, una bella villa liberty che era stata donata all’ospedale negli anni "30 e che ospitava il reparto Maternità.
Nel 1990 iniziarono i lavori per il nuovo edificio.
Nel 2001, dopo 11 anni, ci fu una prima inaugurazione con le autorità regionali della giunta Formigoni e il sindaco Mucci.
Dopo altri 6 anni, nel dicembre 2007, ci fu una seconda inaugurazione, sempre alla presenza delle autorità regionali della giunta Formigoni e il sindaco Mucci.
Un paio d’anni ancora di pazienza e siamo finalmente arrivati, nei giorni scorsi, alla terza inaugurazione, questa volta con Formigoni in persona e il sindaco Mucci.
In effetti la gestazione è stata un po’ lunga ma alla fine ce l’abbiamo fatta.
In una situazione del genere, con un iter che ha comportato una spesa di 15 milioni di euro, ci attendevamo almeno qualche parola da scusa da parte dei politici che hanno gestito la vicenda con una tempistica degna del terzo mondo.
Invece, per la terza volta l’inaugurazione è stata accompagnata dai consueti pistolotti retorici e celebrativi dell’eccellenza regionale nella sanità pubblica.
Mentre leggevo il giornale con le roboanti dichiarazioni dei nostri amministratori pensavo al mio secondo figlio che, nato quando iniziava la gestazione del nuovo edificio, è ormai adulto e laureato da tempo.
Sullo stesso giornale c’era anche scritto che il presidente Berlusconi, dimesso dalla struttura privata del San Raffaele, andrà probabilmente a farsi curare in Svizzera, così come aveva fatto il ministro Bossi nonostante la nostra eccellenza regionale in campo sanitario.
Un cordiale saluto

Angelo Bruno Protasoni - Gallarate

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