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“Il Manifesto” è il solo quotidiano autonomo che resta

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18 maggio 2017

Caro direttore,
con la scomparsa di Valentino Parlato, dopo la morte dell’indimenticabile Luigi Pintor e di Lucio Magri – che ci ha lasciato un prezioso testamento con il magistrale “Il Sarto di Ulm” – , la sinistra italiana perde il compagno che per storia, carattere ed arguzia politica ha permesso che Il “quotidiano comunista” , apparso con il suo primo numero il 28 aprile del 1971, sia dopo quarantasei anni ancora felicemente presente nelle edicole del nostro Paese.

Siamo tutti consapevoli, in un paese tradizionalmente poco predisposto alla lettura dei quotidiani, come nell’ultimo quindicennio il dato complessivo delle vendite si sia addirittura dimezzato. E come questo fattore abbia inciso pesantemente soprattutto sulle testate indipendenti, in quanto, anche per via della contrazione dei contributi pubblici per l’editoria,fare affidamento solo sulla
comunità dei lettori ha comportato e comporta degli sforzi immani per far quadrare i conti.

In questa quadratura dei conti Valentino Parlato, valente economista e meridionalista per vocazione, è stato un maestro ineguagliabile, grazie alla sua capacità di tessere rapporti umani e politici in ogni ambito della società. Oggi, dopo la riconquista della testata in liquidazione avvenuta nel luglio dello scorso anno, Il Manifesto rimane – come ha sottolineato Rossana Rossanda in una illuminante intervista rilasciata per l’ultimo numero della rivista MicroMega – “il solo quotidiano autonomo che resta”, con una
comunità dei lettori registrati on-line che supera abbondantemente le centomila unità.

I limiti che possono essere evidenziati rispetto alla sua impostazione editoriale riflettono il dramma in cui è precipitata da tempo la sinistra alternativa radicale e comunista nel nostro paese, per via di una frammentazione che non ha eguali in Europa. Se solo guardiamo alla Francia, un risultato politico e sociale come quello ottenuto da France Insoumise è da noi impensabile, per tante ragioni che meriterebbero più di una riflessione autocritica.

Quel che è certo , sulla base di una storia e di un insegnamento che chi ha fondato Il Manifesto ci ha trasmesso testardamente, è che ostinatamente “il quotidiano comunista” proseguirà nella obbligatoria battaglia per le ricomposizione di quelle sinistre che non hanno dismesso la critica serrata al modo di produzione capitalistico.

Cordiali saluti Gian Marco Martignoni

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