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Il mio discorso all’assemblea

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19 novembre 2012

Egregio direttore,
 affido alle sua cortesia e gentilezza queste riflessioni che avevo preparato per l’ Assemblea Pastorale della Comunità di San Carlo qui a Induno Olona, ma che per mancanza di spazio, non potuto leggere dopo gli oltre 40 interventi già programmati: è con una certa emozione che prendo la parola in questa assemblea, abituati per troppo tempo al silenzio. Tante sono le cose che uno vorrebbe dire. Ma forse oggi c’è una esigenza di riprendere il cammino avviato del Concilio Vaticano II. Spero di non uscire dal seminato se con questo intervento, pur partendo dalla nostra comunità che ha vissuto nel recente passato i segni della crisi che la chiesa sta attraversando, coinvolge la vita della chiesa in generale.
Tante volte ci sentiamo dire che la crisi delle vocazioni sacerdotali, rende precario il futuro della chiesa stessa. Io non lo so se questo è un segno della crisi della chiesa o forse è il segno della grazia della Divina Provvidenza che finalmente si avvicina, ma che non sappiamo cogliere. Che ci sai una grave crisi della nostra società occidentale è fuori discussione, una crisi in cui il trionfo dell’individualismo e del materialismo rischia di oscurare lo stesso concetto del valore della comunità, che è forse il tema centrale della nostra assemblea. Forse è giunto il momento, finalmente, di un reale rinnovamento della chiesa stessa con l’abbandono del celibato obbligatorio e la prospettiva di accogliere in futuro in ruoli non solo marginali ma di reali protagonisti i laici, gli stessi preti sposati che sono una grande risorsa e nel futuro quello di ammettere anche le stesse donne al ministero sacerdotale.
Vi prego di non scandalizzarvi di queste mie parole, se dico che il celibato volontario è certamente un carisma e un dono, ma quello obbligatorio è cosa inumana che ha già provocato alla chiesa maggiori danni rispetto ai benefici prodotti. Non scandalizzatevi quindi di queste parole perché sono le stesse che oltre 500 parroci della vicina e cattolicissima Austria, e in diverse parti del mondo, hanno sottoscritto in questi anni con una petizione denominata “INIZITIVA DEI PARROCI” che chiede e reclama una radicale riforma della chiesa e un suo ritorno ai valori evangelici.
L’altro tema che credo valga la pena di dibattere credo che sia quello della famiglia e del matrimonio. Voglio solo ricordare che compito della chiesa è solo evangelizzare e non quello di emettere sentenze e dividere cristiani buoni da quelli meno buoni. Questo compito gravoso lasciamolo al Buon Dio. Dobbiamo aver il coraggio di aprire le porte della Chiesa a tutti, a tutte le persone che nel loro rapporto di coppia si vogliono bene, a quelli che il cardinale MARTINI ha chiamato il feriti della vita, quindi aprire la chiesa senza limitazione alcuna ai divorziati, alla famiglie coppie di fatto, a tutti quelli che vivono un sincero amore reciproco. E non mi si risponda che la chiesa è già aperta a tutti. Non prendiamoci in giro: non si può invitare in casa propria dei fratelli alla cena, per poi dirgli, ti invito a casa mia ma puoi solo startene in piedi, senza farlo sedere alla mensa. Noi non abbiamo nessun diritto di escludere queste persone dalla cena eucaristica, anzi dobbiamo aver un atteggiamento di maggiore accoglienza, perché il Dio nel quale crediamo è Padre misericordioso che aspetta tutti i giorni, noi poveri figliol prodighi.  Forse quello che si dovrebbe oggi chiedere alla chiesa è una maggiore severità è nei confronti di coloro, qui soprattutto nel nostro Paese, si macchiano di delitti efferati e criminali, visto che in questo Paese con al centro il Vaticano, ha il più alto tasso di criminalità organizzata e il più alto tasso di corruzione politica, persone queste che regolarmente vengono in chiesa a cui nessuno gli viene in mente di negare l’eucarestia. Parlo ovviamente in generale.
Se posso dare un auspicio a questa comunità è quello che ha auspicato il cardinale Martini e quello di essere chiesa e comunità del dialogo con tutti, con i poveri, gli immigrati, gli emarginati, quelli lontani, di altre fedi religiose e di pregare sempre per la pace, preghiamo troppo poco per questo, pregare per la pace a cominciare da quella terra così martoriata dove è nato, vissuto, crocifisso e risorto quel Gesù, nella cui fede traiamo la speranza e la gioia della vita.
E se mi consentite una ultima osservazione vi ringrazio: questa assemblea della comunità non è solo delle nostre parrocchie, perché lo stesso concetto di comunità di è un gruppo sociale che costituisce una entità organica in base alle esigenze comuni di tutti coloro che vivono con noi in questo territorio, anche se non vengono in chiesa o non credono in Dio. E di fronte alla spaventosa crisi economica che ci aspetta, c’è di aver paura, una paura che dobbiamo scongiurare se vogliamo recupera i 200 anni di ritardo della chiesa che il Cardinale Martini ha denunciato nel suo testamento spirituale.  

Emilio Vanoni - Induno Olona

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