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Il mio Papa preferito

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27 dicembre 2009

Egregio direttore,

Non so bene cos’abbia di speciale, ma fra tutti è quello che preferisco. Mi fa tribolare, certo, una ne fa e cento ne pensa e ci da del filo da torcere, ma a me è simpatico. Quel suo accento teutonico, quegli occhietti vispi, e poi che eleganza: a volte indossa scarpette rosse, a volte un cappuccio rosso, simile al cappello di quello che guida la slitta. Capi esclusivi, direi, che solo lui può indossare, e che di certo porta con estrema disinvoltura. Ieri qualcuno lo ha strattonato,
ma lui non si è piegato: è andato giù diritto come un palo, quasi come se volesse evitare di sgualcire il suo prezioso vestito. Il suo vestito bianco, ne va orgoglioso. Ricordo il primo giorno: tutti intorno a lui erano tristi, perché pensavano ancora all’altro, mentre lui, seppur
dispiaciuto per l’altro, dentro di sé esultava. Mi aveva fatto tenerezza quell’uomo, ormai anziano ma felice come un bambino, aveva coronato il sogno di tutta una vita: si guardava intorno raggiante, poi si toccava il vestito bianco, quasi incredulo, poi muoveva le mani verso la folla,
timidamente, poiché anche per questo ci voleva esperienza, infine cercava di contenere l’entusiasmo, stonato in quel contesto. Oggi invece è sicuro di sé, si affaccia senza indugio ed estende le braccia verso la folla, con stile, come solo lui sa fare. Ascoltare la sua voce esile è
un piacere: “…il pampinello nella manciatoia …”, dice, ed anche se compare pubblicamente fino a stancare il pubblico, proprio il tono della sua voce rende più sopportabile la sua esuberanza. Quando lo vedo mi sforzo di non pensare a ciò che dice, perché so che mi farebbe arrabbiare, cerco piuttosto di godermi lui, la sua candida leggiadrìa, il suo fare incantatore. Senza dubbio: è il mio preferito.

Silvano Madasi

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