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Il mio ricordo di don Gallo, un punto di riferimento

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22 maggio 2013

Caro direttore,

è un periodo triste, sto perdendo i miei riferimenti, le persone che hanno rappresentato qualcosa di molto importante, ho la sensazione di perdere pezzi di me stessa.
Don Gallo mi ha lasciato, un vuoto immenso che non può colmarsi, una lacerazione, un male dentro che corrode.

L’avevo conosciuto tanti anni fa a Genova, nel ventre molle della città, fra gli ultimi.
L’ho conosciuto perchè mi ero fermata a raccogliere il rantolo di un tossicodipendente in overdose che un vigile che vi passava accanto aveva ignorato e fui io a chiamare l’ambulanza : una, due, tre volte perchè non arrivava mai e il ragazzo moriva.
Nel frattempo arrivarono alcuni ragazzi e un uomo robusto, incazzatissimo che raccolse il mio sfogo di pianto una volta che l’ambulanza era ripartita senza sirena accesa: si trattava di Andrea Gallo.

Lo definivano un comunista quasi fosse un insulto, scandalizzava perchè accompagnava le prostitute schiave ad abortire perchè " meglio un aborto in ospedale che la pancia massacrata dai calci del protettore", perchè stava dalla parte sbagliata, con quelli sbagliati.
Era un ribelle se la ribellione poteva aiutare chi aveva bisogno, un prete scomodo ma che aveva la croce di Cristo dipinta sulla fronte; la vedevi, non potevi ignorarla e rimanerne indifferente; ti lacerava la coscienza, non potevi più far finta di non aver visto, sentito, capito. Con lui capivi che c’era un’umanità che aveva bisogno di te, ma soprattutto ti rendevi conto ch eri tu ad aver bisogno di questa umanità, che non potevi chiamarti fuori, mai.

Lui ci era sempre dentro, stava sempre in mezzo, fra i fiori nati dal letame, freschi di rugiada.
Ciao Andrea Gallo, hasta la victoria siempre, come usavo salutarti per scherzo quando mi capitava di incontrarti qua e là; la vittoria dell’amore gratuito, speso a piene mani per ritirarle ancora più piene, quelle mani grandi, spalancate che chiunque poteva stringere e sentirsi meno solo.

Roberta

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