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Il neologismo “ assolutamente sì”

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10 dicembre 2009

Egregio direttore, cari lettori,
Non so se avete fatto caso alla nascita del neologismo “assolutamente sì”, del quale ormai se ne fa un continuo uso ed abuso in moltissime trasmissioni televisive, e ciò in particolare nelle risposte ad  interviste di personaggi comuni ed anche noti.
La nascita di questo modo di dire diffuso, e cioè anteporre “assolutamente sì” ad ogni frase affermativa, è avvenuta quando è stata intervistata una delle hostess invitate da Gheddafi lo scorso mese di novembre in occasione della sua ultima venuta a Roma. Se ben vi ricordate l’intervista sembrava un tormentone, per la ripetizione dell’inutile rafforzativo all’avverbio affermativo “sì”.
Questa premessa non vuole essere una lezione di sintassi o di lessico della lingua italiana, ma è lo spunto per una mia considerazione concernente l’inclinazione che noi italiani abbiamo nell’imitare gli altri e, forse inconsapevolmente, subire passivamente il fascino dei mass-media.
Allora perché non invitare i nostri governanti a sfruttare positivamente questa nostra “debolezza” di copiatori ? Mi spiego: Essi devono dimostrare che le mansioni, il lavoro, la missione, ovvero l’incarico di politico, lo svolgono per i cittadini e negli interessi del bene comune rinunciando ad una buona parte della retribuzione e, a piè pari, a tutti i benefit che altri lavoratori, pubblici e privati, non hanno.
Io penso che molti cittadini, in particolare tanti evasori fiscali, si sentirebbero moralmente e positivamente colpiti da simili esempi. Ai ricalcitranti, ovviamente, carcere e non solo multe.
Un esempio particolare poi dovrebbero darlo quei politici con molti anni di presenza in Parlamento. Hanno accumulato tanto denaro e beni, hanno sistemato i figli ed i nipoti, che potrebbero pertanto rinunciare totalmente ad ogni rimunerazione e considerare l’onere di parlamentare come carica onorifica, mettendo la loro elevata esperienza a favore della collettività.
Ritengo opportuno che lor signori leggessero questo pensiero del filosofo e teologo francese Maurizio Tièche: “Chi rinunzia ai propri agi per darsi ad un apostolato, chi lavora per l’utilità pubblica senza ambire una ricompensa personale, chi fa tacere in sé una passione cattiva per servire l’ideale, è un vero eroe della volontà”.  
Chissà se mai vedremo realizzarsi questa utopia!
Cordiali saluti.

Marino Pirone, Arcisate

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