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Il nordismo scagliato contro i lavoratori

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31 gennaio 2009

Egr. Direttore,

Dieci mesi fa a Malpensa i militanti della Lega e i loro amici della Casa delle libertà erano stati portati a protestare contro il progetto Prodi che voleva vendere Alitalia, con tutti i nessi e connessi, all’AirFrance e non assegnare all’aeroporto la sigla HUB.
Il PD del Nord, nonostante fosse al Governo, aveva mutuato le parole nordiste quali federalismo e moratoria.
Sappiamo come è andata a finire. E’ venuto Berlusconi, è venuta la cordata, è venuta la CAI. L’Alitalia è stata svenduta proprio ad AirFrance, quattro miliardi pero’ sono stati scaricati sui contribuenti e Malpensa è entrata in crisi ( se dieci mesi fa tra Linate e Malpensa timbravano 18 mila lavoratori, oggi sono 15mila, 900 sono in Cassa Integrazione, la drastica riduzione dei voli conduce ad ulteriore perdita di posti di lavoro aeroportuale e indotto). Si tratta di una beffa per coloro che avevano creduto alle promesse di allora. Ma sarebbe un errore fermarsi a questa constatazione. Si tratta di un disegno preciso che mira a colpire il mondo del lavoro.

Puo’ essere utile ripercorre le tappe fondamentali dell’affare Malpensa. Nell’ultimo ventennio, con inizio nell’era craxiana, si sono investite enormi risorse pubbliche per costruire Malpensa. L’idea era che queste risorse dovessero servire allo sviluppo, che data l’offerta dovesse seguire la domanda. Per aiutare questo processo si è esaltato in modo spropositato il ruolo dell’aeroporto. Esso è stato gonfiato dalla politica di cementificazione seguita da quasi tutti i Comuni. Per perseguire questo disegno sono state operate due scelte: sacrificare gli interessi dei lavoratori determinando una fortissima precarietà del lavoro; trascurare deliberatamente ogni ipotesi di programmazione e di attenzione ai temi della qualità della vita, del contrasto agli inquinamenti e del territorio ( a questo si deve aggiungere l’incapacità di progettare e costruire i collegamenti ancora carenti e l’assenza di una politica aeroportuale nel Nord Italia che ha condotto alla costruzione di un aeroporto ogni 50 chilometri).

Questa politica di asservimento delle istituzioni pubbliche ha comportato enormi vantaggi privati e una bolla speculativa immobiliare.Ora questa è letteralmente scoppiata. Si spiega anche con questa motivazione l’ostilità nervosa manifestata dal Centrodestra e dalla Lega in Lombardia alla soluuzione CAI. C’è molto gioco delle parti, ci sono molti botti, come è nello stile della Lega, senza effetto, ma c’è la considerazioni che un modello di sviluppo è fallito. Ripercorrere una politica localistica, come fa la Lega e il Centrodestra ( e con la sua supplenza, Penati del PD del Nord) riproduce un modello che è causa dell’attuale disastro.

Ed è questo che si sta facendo: riduzione dei diritti dei lavoratori, precarizzazione, offerta di salari di fame.
I proclami nordisti si stanno rivelando già ora effimeri e soprattutto ingannevoli. Ingannevoli perchè nascondono una scelta di classe a favore dei ceti privilegiati e padronali assistiti con risorse pubbliche. Incapaci persino di affrontare il tema vero del buon funzionamento dell’aeroporto come servizio, valorizzando il lavoro e ascoltando i Comuni per quanto riguarda almeno i problemi di valutazione ambientale, mai effettuata.
Risulta del tutto evidente che la classe dirigente del Centrodestra che è responsabile dell’affare Malpensa e del collasso Alitalia, che ha sparso promesse non realizzabili, ne sarà chiamata a rispondere.
Un ceto poltico, piuttosto parassitario, ha fatto il suo tempo.Esso ha nomi e cognomi ben noti e ancora a capo delle principali istituzioni pubbliche varesine e lombarde, per non parlare dei posti di sottogoverno letteralmente occupati da uno stuolo di boiardi. Questo non significa che sia semplice che questo ceto si faccia da parte.
Esso si avvale ancora oggi dell’arma della propaganda nordista, con l’assenso o la neutralità del PD, e soprattutto della micidiale divisione del mondo del lavoro determinata a Malpensa. Vogliono contrapporrre lavoratori SEA, a precari ( che costituiscono oltre la metà del lavoro aeroportuale e che viene presentata come unica prospettiva), lavoratori delle Compagnie aeree e dell’indotto.

Per questo sono importanti le dichiarazioni e gli atti , come quelli dei Comunisti Italiani a tutti i livelli, a Varese come a Milano, di pieno sostegno ai lavoratori e le iniziative sindacali in corso. Spetta ancora una volta ai lavoratori difendere gli interessi generali del nostro paese e dei lavoratori stessi, compresi i precari, mostrare con l’unità e la forza delle proposte che non è la speculazione che paga, neppure chi è stato beffato da ingannevoli promesse, che la crisi di Malpensa
va affrontata come questione nazionale e come nodo centrale di un territorio che deve voltare pagina rispetto al parassitismo e alla speculazione, pena un dissesto economico sociale di vaste proporzioni.

Non c’è affatto unanimismo su Malpensa; inerte come non mai la classe dirigente locale lancia ancora il messaggio che se si lascia fare tutto si risolve; forse scherza o forse vorrebbe avvolgere nella nebbia l’azione di chi, lavoratori e cittadini, vuole invece informare correttamente sulle responabilità reali, avanza proposte concrete per il buon funzionamento dell’aeroporto e lotta per il lavoro e una reale e diversa prospettiva di sviluppo.

Elio Giacometti - Segretario Federazione di Varese del P.d.C.I.

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