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Il Paese non ha bisogno dei violenti, ma di un governo saldo

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2 maggio 2013

Caro direttore

I partiti marxisti più di altri soffrono di un vizio di origine : la divisione anacronistica e drammatica tra massimalisti e riformisti, divisione che ha loro impedito scelte coraggiose e necessarie per il paese e di superare ideologie, metodi di lotta e illusioni del passato. Il PD ne è un esempio da manuale. Nato da una fusione freddina tra ex-comunisti (ma ancora legati al vetero marxismo che pesava su di loro e ne impediva e ne impedisce una politica moderna e realist), ed una parte della DC fatta da quei democristiani faziosi e massimalisti che più che il Vangelo avevano studiato i testi di sociologia di Trento e ne volevano applicare i metodi e i principi. Avrebbero dovuto collaborare, ma fin dal principio non andarono punto d’accordo, né poteva essere diversamente. Soprattutto era presente nel PD e resta una parte degli ex-comunisti (rimasta comunista senza ma e senza se) che t e distruggere (borghesia = fascismo = kulaki !). Il fascismo, ricordiamolo, nacque anche per colpa di quei massimalisti del partito socialista che, esautorati Turati e Treves, rifiutarono di collaborare con i popolari aprendo in tal modo le porte alla dittatura di Mussolini. Per i loro nipotini di oggi, altrettanto massimalisti e incapaci quanto politicamente inutili e pericolosi, qualsiasi collaborazione con l’odiata borghesia, rappresentata dal PdL, è inammissibile, è una eresia, un tradimento della classe operaia. A questi illusi si aggiunge la squadretta di quel Vendola che grida continuamente al pericolo per la democrazia e si erge a paladino dei lavoratori; lavoratori che lo hanno ben ripagato relegandolo ad una percentuale di voti da Rifondazione Comunista. Il PD deve scegliere e in fretta con chi stare, non può più tenere il cuore a sinistra e la testa al centro, non può essere ancora massimalista in certe situazioni e riformista in altre. Non può permettersi di affossare il governo Letta, anche perchè altri non potrebbero essercene altri e si andrebbe ad una campagna elettorale drammatica e funesta per tutti, soprattutto per i lavoratori, e che potrebbe concludersi con la vittoria di quel centro destra tanto odiato dai sinistri quanto votato dagli italiani. Ma sono proprio tutti idioti, stupidi, imbecilli, incolti e mentalmente ritardati quelli che votano PdL ? Possibile che Eco, Mauro, De Bortoli, Flores D’Arcais, Camilleri , Fo e moglie, Scalfari e sodali non se lo siano mai chiesto ? Questi sedicenti intellettuali sono tanto simili (ma non ne hanno la statura morale e intellettuae) a quegli esponenti del Partito d’Azione, tanto distanti dalla politica reale e attuale e dalla realtà del paese da esserene cancellati  e dimenticati Per Eco e amici il diavolo (il nemico, sarebbe meglio dire, visto che sono per lo più atei professi !) è Berlusconi (ed ora anche Letta, probabilmente !), sarebbe interessante sapere chi possa essere il loro dio illuminista. Ma forse neppure loro lo sanno. I sé-dicenti intellettuali italiani hanno sempre fatto, da Petrarca in poi, accademia, lontano dal popolo, nascosti nelle loro preziose dimore, tra di loro discutenti dei massimi sistemi, filosofando su questioni da sesso degli angeli. Il PD non badi a loro, non si lasci influenzare dai loro discorsi dotti e vuoti, continui a collaborare criticamente con il PdL per il bene non di un partito o di una fazione ma del Paese tutto. I contestatori violenti, provenienti dai nullafacenti dei centri sociali e dall’antagonismo dei fancazzisti ci sarà sempre, li si tolleri, ma non se ne abbia paura : sono pochi, intrisi da quella ideologia leninista che vede nelle minoranze le avanguardie violente della rivoluzione e che abbiamo ben visto dove portò. Il Paese non ha bisogno dei violenti, ma di un governo saldo, che faccia quelle cose che il popolo tutto si aspetta : riforme serie, attuabili e moderne avulse da ideologie di un passato di terrore e di tragedie. Il PD abbia questo coraggio e gli italiani lo premieranno !

Cordiali Saluti

Dr Carlo Mario Passarotti - Gallarate

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