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Il paradosso del centrosinistra, il ‘vinci-perdi’ e l’isolamento politico dei movimenti

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22 settembre 2011

Anche se è vero che un governo di centrosinistra potrebbe prima o poi succedere all’attuale governo di centrodestra, è altrettanto vero che, come accade nel gioco del ‘vinci-perdi’, le conseguenze che scaturiranno da tale avvicendamento saranno tali che la nuova coalizione molto probabilmente non riuscirà a gestire il governo del paese e la coalizione avversaria si troverà, stando all’opposizione, in una condizione migliore di chi dovrà governare. In altri termini, si riprodurrà la situazione che si è verificata durante la seconda esperienza del governo Prodi. Sennonché il limite costitutivo e insuperabile del centrosinistra sta nella sua stessa esistenza, che pretende di coniugare politiche moderate con misure dirette a soddisfare con modesti contentini l’elettorato di sinistra. Il paradosso nasce, per l’appunto, dal fatto che le politiche moderate, essendo tutte di carattere economico, inibiscono strutturalmente qualsiasi politica sociale progressista. A ciò si aggiunga che in questo paese le riforme concernenti i diritti civili non si possono fare, perché il centrosinistra su questi temi è condizionato dal peso del Vaticano. Si spiega così l’accanimento del Pd nel ricercare a tutti i costi, all’insegna di un ulteriore spostamento della coalizione di centrosinistra in direzione centrista, l’alleanza con l’Udc, la quale punta invece a condizionare in senso moderato qualsiasi tipo di governo futuro.
   Il Pd, peraltro, è privo di una politica internazionale che non sia il totale appiattimento sui ‘diktat’ ultraliberistici della Bce e su quelli guerrafondai della Nato. In sostanza, il problema del centrosinistra è squisitamente politico: non concependo un’alternativa a un liberismo che ha fatto il suo tempo, tenta di aggregare forze (come l’Udc, che pure guarda altrove) disponibili a garantire questo indirizzo devastante di politica economica. La conclusione che si ricava dalle osservazioni sinora svolte è che, se in qualche modo il Pd riuscirà ad andare al governo, con una simile concezione non potrà che affrontare una stagione pari a quella che sta attraversando oggi Berlusconi. Si comprende agevolmente, dunque, che in uno scenario di confusione mentale del centrodestra e di confusione politica del centrosinistra i movimenti che si svilupperanno dovranno avere la capacità di agire senza alcuna reale sponda politica, dispiegando il massimo di immaginazione sociale e di innovazione politica. Non è segno di pessimismo, ma soltanto di semplice realismo il dubbio che tali qualità siano oggi presenti nei gruppi sociali che dovrebbero costituire l’asse portante di movimenti che si presentano essenzialmente, non a caso, come sussultori, acefali e settoriali.
Italicus

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