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Il PD e la situazione politica di oggi

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2 maggio 2013

Caro direttore,
venerdì sera l’assemblea provinciale del PD discuterà la situazione politica che si è determinata in Italia, dopo il risultato elettorale, con la rielezione di Napolitano e la formazione del Governo Letta. L’assemblea rappresenta un po’ il “corpo intermedio” del PD, quelli che ‘ci mettono la faccia’ nelle realtà locali, ai banchetti, nei mercati e che possono parlare sia con gli elettori che con gli eletti e i dirigenti.

Sarà il primo confronto dopo quanto avvenuto in quelle 72 ore che hanno determinato il più rapido e radicale il ‘cambio di stagione’ della politica italiana dal 1994 ad oggi, al quale, con un po’ di dispiacere, non potrò partecipare. E la ragione, a suo modo è un po’ un segno del momento: casualmente ho altro da fare e penso che la politica non per forza passa sempre davanti a tutto. (E il mio critico di riferimento, mio figlio, approva :-)

Un atteggiamento simile ho ascoltato/letto in questi giorni da amici ed elettori del PD a proposito della nascita del Governo Letta: “ok, va bene”; perchè oggi prima della politica viene l’urgenza economica e sociale e sarebbe cattiva politica non capirlo. Questa è l’opinione largamente prevalente, accompagnata dall’apprezzamento per la figura di Letta e per la scelta di alcuni ministri. Insomma, almeno in quel pezzo di popolo del PD che frequento, mi pare prevalga ancora la vecchia ‘paziente’ vocazione a farsi carico, a porsi “al servizio del Paese”.

Nessuno però tace la profonda amarezza per l’imboscata dei 101 contro Prodi e contro Bersani con la quale è stata imposta di fatto la resa a Berlusconi. E nemmeno si nasconde che il quadro politico è l’opposto di quello per il quale il PD chiese il voto. Un problema serio, non solo per il modo oscuro in cui è avvenuto il “ribaltone”, ma perchè la democrazia ha bisogno di una dialettica tra offerte distinte, come dell’aria per respirare: il compito di costruire una proposta alternativa alla destra e a Berlusconi (e la destra italiana oggi E’ BERLUSCONI) resta tutto intero, si deve ricominciare quasi da zero.

Che fare? Fuggire da qualche parte (che pare non ci sia)? O fingere entusiasmi (che non ci sono)? Personalmente mi trovo a quotare la famosa frase di Nash (il matematico, non il cantante) “La certezza è un lusso che si può permettere solo chi non è coinvolto.” E chi ha condiviso il percorso del PD non può non sentirsi coinvolto nella situazione di oggi.

Mi piacerebbe un PD che guardasse al Governo senza soggezioni e con disincanto, come fa il mio amico Aldo, che scrive a Letta: “Caro Enrico, come contribuente l’IMU in questa situazione la pago anche volentieri: non restituirla, taglia le tasse sul lavoro e assicura un reddito ai licenziati e agli esodati.
Ma se devi accontentare Berlusconi, cosa Ti scrivo a fare?”

E mi piacerebbe un PD che ripensasse per bene al compito costituzionale di ogni partito: “permettere ai cittadini di determinare la politica nazionale” (art. 49) e dunque piuttosto che affidarsi a qualche supereroe costruire meccanismi efficaci per ascoltare e tener conto delle aspettative del proprio elettorato. Non richiudersi nel proprio recinto, non parlare solo a noi stessi, ma nemmeno affidarsi alle mode volubili della società ‘liquida’. Se per far questo servono strumenti meno spettacolari delle primarie, ma più efficaci e affidabili io non mi scandalizzerei, ciò che conta è il risultato: tornare in sintonia con il paese reale.

Saluti cordiali

Roberto Caielli

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