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Il Pd non è un esercito e Bersani non è un ventriloquo

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20 novembre 2012

Caro direttore,
ricordo che Obama in campagna elettorale si proclamava pacifista convinto, appena eletto incrementò le spese per il contingente impegnato nella guerra in Iraq.
Rammento anche la promessa di una sanità gratuita per tutti gli americani e poi non so come è finita tanti furono gli ostacoli che incontrò.
Falso profeta? Imbonitore? Vecchia carcassa da rottamare?
Questo per dire che PRIMA è facile promettere, è il dopo che si complica.
Quando Bersani cercò di mantenere gli impegni e liberalizzare, lui comunista bolscevico, fu travolto da una tempesta, lo stesso accadde quando la Bindi secoli fa tentò di contenere lo strapotere dei baroni della sanità e via elencando.
Se il sistema è corrotto, se in Italia, ma anche fuori le mura domestiche, le categorie sono intoccabili non sono quindici anni di età a fare la differenza.
In questi anni molto oscuri, si sono viste brillare qua e là stelle che sono durate il tempo di un sorriso e una gamba accavallata a Ballarò, ma poi neanche tanto sotto sotto c’era niente, sono sparite nel nulla da cui erano venute.
Io capovolgo il dogma secondo il quale il nuovo (?) debba essere per forza la panacea di tutti i mali e credo non sia il caso di restare accecati da luci effimere pur esasperati come siamo e desiderosi di fresche acque. Meglio sarebbe non buttarla sullo sfascio generale accomunando i fiori e il letame e valutare l’impegno e la serietà di un candidato, quel candidato, perchè si tratta di scegliere il segretario di un partito e non di trasformare un’elezione nel giudizio universale della classe dirigente.
A margine. Mi piacerebbe anche che la si smettesse di definire il Pd, soprattutto la componente diessina, una specie di esercito in cui comandano pochi generali e i servi della gleba obbediscono.
Nella mia minuscola esperienza non ho mai avvertito il gioco al collo, il dibattito è sempre stato libero e spesso molto vivace, come pure le divergenze intorno alle quali ci si scazzava di brutto tanto la dialettica era forte e chiara.
Nessuno è nato dirigente e nessuno è stato unto dal Signore, ma ci è arrivato sulle sue gambe e sudando sette camicie e soprattutto democraticamente.
Nessuno ha mai blindato nessuno e sono sicura che Bersani non sia un ventriloquo, ma un politico che ha il dovere di confrontarsi, ascoltare e mediare.
Mi piacerebbe Che Guevara al suo posto, ma non ce ne sono in giro e non sono i tempi.
Però non scambiamo un giovane di belle speranze, anche capace non dico, con un rivoluzionario; per colpe forse nemmeno sue non potrebbe fare alcuna rivoluzione.

Roberta

Roberta

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