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Il pluralismo dell’informazione

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18 gennaio 2009

Egregio Direttore,
l’ultima lettera del signor D.P. mi perplime, contiene delle affermazioni curiose. Esso scrive: “Hamas e i palestinesi non sono certo la democrazia ed il processo di pace non passa sicuramente da loro”. I palestinesi hanno
votato, e democraticamente eletto Hamas, che poi questo non piaccia al signor D.P. è un’altro paio di maniche, ma la democrazia, che significa “governo del popolo” c’è. Nella stessa frase D.P. sostiene che il processo di pace non passa certo per i palestinesi: e da chi mai dovrebbe passare, se non dai diretti interessati? Dagli amici d’oltre oceano, che hanno più interesse a fomentare che pacificare? Il Signor D.P. alludendo alla trasmissione di Santoro sostiene che “Bene hanno fatto anche gli israeliani
d’italia che, per bocca di un loro rappresentante hanno scritto al Presidente della RAI, è ora di finirla con certi teatrini…una trasmissione come quella di giovedì palesemente (e volutamente) a senso unico contro
Israele…. ma è uno scandalo che possa fare il buono ed il cattivo tempo senza un freno!”. Il medesimo D.P. sostiene anche “sperando di vedere una tv migliore e veramente pluralista”.
Il pluralismo dell’informazione consiste nel consentire che tutti possano presentare la notizia interpretandola secondo la propria visione, anche estrema, e sarà poi il fruitore dell’informazione, sentendo varie campane, a trarre le proprie conclusioni. Il pluralismo funziona quando le parti sono equilibrate fra loro, in termini di quantità e di capacità di diffusione, condizione questa che consente all’utente di accedere con facilità alle notizie, provenienti dall’una e dall’altra parte. Rispetto all’evento bellico israelo-palestinese, questo equilibrio non esiste: governi occidentali, governo italiano, nonchè il granitico blocco mediatico ufficiale, che controlla capillarmente la stragrande maggioranza dei veicoli d’informazione, e che simpatizza per la parte israeliana, non è adeguatamente controbilanciato da una corrispondente “potenza di fuoco” a sostegno della parte palestinese. Il conduttore Michele Santoro, voce televisiva pressochè unica ed isolata, ha avuto l’insolente ardimento di esprimere un punto di vista diverso da quello “ufficiale”. Non capisco allora cosa chieda il signor D.P.: parteggia per Israele, è di fatto sul
carro dei vincitori, è dalla parte mediatica sproporzionatamente più porente, ma invoca un “pluralismo” dell’informazione che, se davvero fosse possibile applicare, andrebbe a suo svantaggio. Mah!
Cordiali saluti.

Silvano Madasi

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