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Il popolo va ascoltato. Ma non sempre ha ragione

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1 dicembre 2009

Caro direttore, ci risiamo.
Con la confusione logica, intendo.


L’elogio della voce del popolo (antica collana di dischi popolari e di sinistra) stavolta è dedicato a quello elevtico, la nazione di Guglielmo Tell, quel montanaro che scatenò un  gran casino perchè non voleva togliersi il cappello davanti ai legati dell’imperatore. Da lì nacque la Svizzera che noi amiamo, terra di libertà.
La storia di quei fatti è controversa, ma il senso della leggenda è chiaro: ci sono alcune cose che, ancorchè inutili, quando sono proibite, diventano importanti, per una persona, per una minoranza o per un popolo intero. Possibile che i paladini della libertà di casa nostra non lo comprendano?
 
Quanto alla saggezza di ascoltare il popolo, va bene. Si imparano tante cose e molte utili, si dovrebbe fare più spesso. Ma ascoltare non implicare dare ragione. Si può anche rispondere, persino essendo in minoranza. Capitò a Socrate, e dopo di lui ad un certo Gesù (vs Barabba) di stabilire, con esempi sublimi e drammatici, che il popolo può sì essere sovrano, ma anche sbagliarsi.
 
Non è così drammatico il ns. caso. Per ora. Speriamo bene.
 
Saluti cordiali
 
Roberto Caielli

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