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Il premier e l’antifurto

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12 dicembre 2009

Avrà pure le palle, come l’antifurto per auto tanto famoso, ma non riesce mai a leggere al di là del primo rigo dell’articolo 1 della Carta Costituzionale: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo,”. Il premier, come a Silvio Berlusconi piace definirsi, fa finta di non vedere che lì c’è una virgola e non un punto. In tal modo ignora, ad arte, il freno che i Padri costituenti, con saggia ed equilibrata lungimiranza, vollero usare: “che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Senza quel freno le palle dell’antifurto perdono la presa e così l’auto diventa preda di qualsiasi malintenzionato.   
 
E’ mortificante, come italiani e come democratici, ammirare ad Oslo l’uomo più potente della Terra ricevere in umiltà il Nobel per la Pace , esortando il mondo a: “piegare la storia nel senso della giustizia”. E sentire a Bonn, invece, l’uomo più processato d’Europa, dichiarare guerra al potere giudiziario ed ai suoi supremi organi di garanzia. Dicendosi pronto a piegare: “ la Costituzione formale a quella materiale”.   
 
L’impressione, da qualche tempo a questa parte, è che tra l’ossessiva esigenza di dover testimoniare una persistente virilità, gli inciampi tra escort e noie famigliari, i ripetuti distinguo dell’alleato Fini e le tardive allusioni dei pentiti di mafia, gli inesauribili ingorghi processuali e le asfittiche alchimie di Tremonti, l’uomo è come un barattolo preso di mira dall’estenuante tiro al bersaglio di un luna-park quotidiano. Per cui risulta succube e, nel contempo, prigioniero di quelle stesse palle.   
 
Siamo alla nemesi di un Cavaliere ormai dimezzato, assediato dai fantasmi di una resa dei conti, da sempre immaginata impossibile, e angosciato dall’insopportabile insofferenza per qualsiasi forma di controllo o limite alle sue incursioni, poco istituzionali, da tycoon fattosi da sé. Sintomi di un’estrema disperazione e di una catarsi distruttiva generale della serie “muoia Sansone e tutti i filistei”.   
 
Non resta che ancorarsi al Colle e resistere alla bufera. Il faro della Costituzione vale l’impegno di ognuno e i sacrifici di tutti. La nottata sarà lunga e agitata, ma comunque sia alla fine dovrà lasciare il campo a nuovi bagliori e a rinnovate speranze. Ed è proprio all’alba che, di solito, l’azione a sorpresa risulta essere più efficace.
Antonio V. Gelormini

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