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Il primato italiano

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23 gennaio 2009

Egregio direttore,

alcuni giorni orsono il Sole 24 Ore ha pubblicato una pagina con le classifiche europee, stilate da Enti europei, in fatto di istruzione, cultura media, iscritti alle Università, abbandoni all’Università, acquisto e lettura di libri,… ed una serie non meschina di dati nella quale l’Italia, tra i Paesi europei, combatte costantemente negli ultimi tre posti o con la Grecia o col Portogallo e meno raramente con la Spagna. I Paesi definiti Pigs dai nordici, per capirci. Se aggiungiamo che siamo anche il Paese più vecchio anagraficamente e che in Italia, unico Paese al Mondo, nel 2007, l’utilizzo delle nuove tecnologie e di Internet è nientemeno che diminuito, un bel quadretto del Bel Paese ne uscirebbe fuori per dare una bella iniezione di ottimismo al popolo sovrano. Due cose ci distinguono e ci vedono, come italioti, abbondantemente in testa in Europa, secondo un’indagine inglese: il numero di cellulari, il doppio, proprio il doppio, degli inglesi, e la maleducazione e cafonaggine che non ci vede primi in Europa, ma nel Mondo intero, perbacco. E dai.

Niente di nuovo sotto il sole, se si ricorda che Indro Montanelli, già negli anni 60, bontà sua, voleva andare a vivere a Lugano, per tante ragioni ma anche per la cafonaggine di troppi italiani.

Ora lo stesso Montanelli, parlando e scrivendo dei mali italiani insisteva con forza sulle emergenze indicandone tre: La scuola, la scuola, la scuola. Preveggente ma così poco ricordato perché laico, indipendente, sagace, ironico, poco parocchiano al contrario del suo caro amico Enzo Biagi, cattolico buonista.

Ora però i casi sono due. Visto che di primati civili e soprattutto morali noi italiani non ne possiamo vantare che in negativo il dilemma è questo: battersi per incrementare e consolidare i primati negativi o cercar di somigliare agli scandinavi e cadere nel più grigio anonimato?

Non son tempi facili, da tutti i punti di vista. Comprare libri non è alla portata di tutti.

Mandare i figli a scuola costa, lasciare il passo alle vecchie fa perder tempo, come dire “ grazie”.

E’ più facile aumentare la cafonaggine, consolidare i primati italiani.

Io ho fatto questa scelta, determinata, precisa, col nuovo anno mi son dato da fare.

A coloro, amici e non che mi hanno augurato “ Buon Anno “ ho risposto subito “Fatti i c***i tuoi”

“Buon Anno dillo a quella ****** di tua sorella“ , ed anche cose peggiori.

Poi se trovo un imbecille imberbe che con le gambe divaricate occupa il marciapiede, lo stretto marciapiede, tenendo il bicchiere di birra in mano, o la sigaretta in mano col braccio lungo il fianco, tipo pistola, lui pistola, stanco, lo urto passando. Non fumo ma raccolgo pacchetti di sigarette vuoti e li gettto dal finestrino dell’auto quando mi fermo ai semafori, o apro la portiera se si avvicina un ciclista. Lascio cadere sacchetti o fogli di carta per terra, in centro città piu’ volentieri; lascio sbattere in faccia le porte alle persone anziane e cerco in ogni modo di usurpare posti. Non do mai la precedenza, a volte passo davanti alla chiesa e bestemmio ad alta voce. Appiccico gli adesivi del mio partito sulle porte delle chiese, anche. Di notte imbratto muri, e su quelli dei vicini trovo più gusto. Ma non basta, un colpo di cultura ci vuole, perdinci!

Quest’anno vedrò tutte le puntate del Grande Fratello, ho anche pagato Sky per non perdere un momento di alta cultura, e non ho perso neanche una puntata di Vallette.

Leggo solo la Gazzetta dello Sport il Lunedì, ma al bar, perché non la pago.

Non ho letto neanche un libro nel 2008. Guardo solo la televisione e già mi basta.

Capisco, è ancora poco, devo impegnarmi di più, ma ho delle attenuanti.

Sono nato nel dopoguerra ed i valori che i nostri maledetti padri ci hanno dato, ci condizionano non poco. L’istruzione e la cultura servivano per capire, per lavorare, per conoscere, per apprezzare, per amare o per combattere. E’ vero, ci han fottuto lo stesso, ma almeno ne siamo consapevoli.

Quanti p***a stiamo allevando per futuri più sicuri primati mondiali di ignoranza e cafonaggine?

Avanti, venite avanti (cito Toto’, un grande).

Roberto Gervasini

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