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Il punto è la Storia

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15 gennaio 2009

Caro direttore,
la proposta di equiparare i combattenti della Repubblica di Salò ad altri combattenti non deve essere il pretesto, come puntualmente succede, per scatenare rancori e revival come tanto piace a qualcuno, ma potrebbe aiutare a riflettere, a chiarire le proprie ragioni e a ribadirle in un ragionamento pacato perchè non abbiamo bisogno di schiamazzo, ma di lucidità.
Sono passati tanti anni, scrive A. G.; ne fossero trascorsi anche il doppio o il triplo la verità non si capovolge nè si cancella.
Non è mancanza di pietà o odio; per i più, non parlo dei professionisti del rancore, quelle persone hanno combattuto contro il nostro Paese, alleati di un dittatore ed anche se vi fosse stato un ideale a giustificare la loro scelta, quell’ideale, scriviamolo a caratteri cubitali, era sbagliato, in assoluto sbagliato, non perchè lo dicono le associazioni o i partiti. Lo ha detto la Storia, lo hanno detto i morti, lo sanno i vivi.
Il punto non è l’accanimento contro il vitalizio a quattro vecchietti; il punto è la Storia, è la memoria condivisa, è la coscienza comune che non si possono ferire nè offendere.
Per questo non si può accomunare gli uni agli altri in virtù del tempo trascorso; si può concedere il perdono all’uomo non un riconoscimento a quello che ha rappresentato. Senza odio, senza sputare sentenze, senza rabbia; ma con consapevolezza e fermezza.

Roberta Lattuada

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