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Il Ramadan non fa più paura

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3 agosto 2011

Il Ramadan a Gallarate non fa più paura. È bastato un po’ di buon senso ed in poche settimane è stato trovato l’accordo con la comunità musulmana e sono state sopite polemiche vecchie anni e anni. Le prime sere di preghiera sono filate via lisce, il prossimo 6 agosto ci sarà l’incontro con la cittadinanza. di seguito pubblichiamo una nota di Sel di Gallarate

Fai il bravo o arriva l’uomo nero. Quante volte da bambini ce lo hanno ripetuto? E noi ci credevamo, avevamo paura, smettevamo di fare i capricci e correvamo a nanna. L’intolleranza talvolta la si insegna ai bimbi senza neanche averne consapevolezza, in buona fede.
 
Poi però siamo cresciuti, gli uomini neri abbiamo iniziato a incontrarli per strada, alcuni sono diventati nostri colleghi (ma spesso con un contratto – e un salario- diverso, assunti, i più fortunati, con cooperative o subappalti), li abbiamo conosciuti e abbiamo superato paure e pregiudizi. E abbiamo scoperto nuovi mondi, nuove culture, nuovi cibi, nuove musiche.
 
Ma qualcuno, in cattiva fede e col preciso scopo di impedirci di frequentare le nostre città (così pericolose) e di partecipare alla vita sociale e politica (da lasciare agli eletti, che in cambio di un voto ci promettono sicurezza – non quella sul lavoro, ovviamente, che continua impunemente a mietere giornalmente vittime) ha ripreso a ripeterci di avere paura, a trattarci come bambini.
 
E così taluni hanno rinunciato alla naturale curiosità di conoscere e incontrare persone e storie diverse, chiudendosi in una fortezza fisica e psicologica con telecamere e porte blindate. Una fortezza che condanna alla solitudine, alla povertà relazionale, al disinteresse, al pregiudizio. E asserragliati nelle proprie sicure case (e vale però per gli uomini soltanto, perché oltre il 90% delle violenze sulle donne accade proprio fra le mura domestiche) non sopportano nemmeno di vedere altri diversi da sé (il migrante, l’omosessuale, il giovane, il disabile…) passare davanti alla propria finestra con solide inferiate. O immaginare che possa essere montata una tenda (provvisoria) dove qualcuno che pure appartiene al genere umano, sebbene con un credo differente, si possa riunire a pregare per il Ramadan. Naturalmente solo immaginare, perché la semplice idea di provare a recarsi alla tenda e di conoscere quegli uomini terrorizza.
 
E invece basterebbe un po’ di coraggio, un po’ di razionalità, un po’ di umanità, per scoprire che tanta paura non ha fondamento. Che questa paura ci è stata inculcata. Basterebbe un po’ di memoria per ricordare che siamo stati anche noi un popolo di emigranti (e tanti giovani italiani tornano per necessità a esserlo) e che tanti italiani immigrati hanno sperimentato sulla propria pelle gli amari frutti del razzismo e dell’intolleranza.
 
Allora riappropriamoci della ricchezza e della bellezza che ciascuna diversità offre alla storia umana. E a chi brandisce il Vangelo come un’arma (decisamente impropria) verso chi è diverso, ricordiamo la lezione di Don Tonino Bello: “Perdonaci, fratello marocchino. Un giorno, quando nel cielo incontreremo il nostro Dio, questo infaticabile viandante sulle strade della terra, ci accorgeremo con sorpresa che egli ha il colore della tua pelle”.
Sinistra ecologia Libertà Gallarate

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