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Il rinnovamento giunto a fagiolo, all’epilogo

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20 dicembre 2013

Gentile direttore, prima o poi i nodi vengono al pettine, soprattutto nella cosa pubblica nonostante l’uso di “parrucchini” invischiando e coinvolgendo, mischiando le carte facendo di tutte un mazzo, non riuscendo facilmente a circoscrivere l’onestà, architettando ad arte a scapito di masse sconsiderate, ripartendo (quelle si) responsabilità immeritate.

A questo punto “il rinnovamento iniziato” giunge a fagiolo, sul filo di lana e quasi all’epilogo, a riprova che “non è mai troppo tardi”, se ripreso da bravi oratori o aspiranti leader capaci di muovere la pedina vincente, con sottile opportunismo, facendo breccia nel cuore della gente riacquistando fiducie e speranze, dopo aver troppo patito; però mi viene in mente Totò che confessava ad un amico di aver preso diversi schiaffi ingiustificati a più riprese e alla domanda “e tu che hai fatto?”, ogni volta rispondeva: ”io pensavo … chissà … questo stupido … dove vuole arrivare!!”, finendo con una risata sarcastica.

Papa Francesco ha rilanciato la fede e gli umili valori della Chiesa con semplici gesti e frasi, diretti ad una platea al gran completo dove ognuno “da quel pulpito” ha piacevolmente subito avvertito “una freschezza ossigenante” e sarebbe meglio “se i due grandi poteri andassero sempre paralleli”, di pari passo senza sovrapporsi, aiutandoci a tener presenti i principi fondamentali.

Questi “cosiddetti giovani” avrebbero l’età giusta, a parte quella media o cerebrale, mentre non sarebbe il caso di andare oltre l’ottuagenario per l’incarico istituzionale statale, o le due legislature; altri precursori in tempi non così sospetti son stati criticati, ostacolati, zittiti, o disarcionati, invece che ascoltati e “solo adesso” si avvalorano certe tesi necessitando di “accelerazioni ora concesse”, nella maturazione, purtroppo dopo aver picchiato la testa a ripetizione contro muri di recinzione, per errori di valutazione e attribuzione, abusivismi, o condoni, fortunatamente non sempre “rompendo la capa”, o le corna, magari con elmetti di ferro tipo prima o seconda guerra mondiale.

Quindi “grazie alla pazienza degli italiani”, che ha un limite, saremmo in dirittura d’arrivo per non perdere “l’ultimo treno” e vedere l’alba del cambiamento, di mentalità o generazionale che sia, forzato da riforme strutturali nei vari sistemi; altrimenti accerchiati dalla partitocrazia, nell’alchimia politico-burocratica a vari livelli collegata, senza apparenti o concrete vie d’uscita.

Cordiali saluti e buona giornata.

Valter Abele Zaccuri

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