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Il sogno e la battuta

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7 novembre 2008

Non c’è niente da fare. Se non avessimo imparato a conoscerlo, si potrebbe ancora pensare che è più forte di lui. Che una dose eccessiva di superficialità ed una tendenza irrefrenabile alla battuta, spesso fuori luogo, prendono ogni tanto il sopravvento per dar vita all’irreparabile.

Invece, non c’è improvvisazione nelle sue esternazioni. Se non, al limite, nel cosiddetto ultimo miglio della sua comunicazione verbale. C’è scientificità nella programmazione degli interventi, a cui si aggiungono l’incontinenza e la smania di voler dire o mettere in pratica, a tutti i costi, l’idea maturata. E come spesso accade, la fretta rende ciechi o distratti.

C’è insofferenza verso l’occupazione terza del palcoscenico mediatico per più di due giorni. C’è impazienza di scalzare dai titoli di testa un protagonista, che “buca” l’etere, il cavo, i quotidiani e i rotocalchi come non accadeva da oltre 40 anni. E lo fa decisamente meglio.

C’è invidia per chi ha un’età quasi speculare alla sua. Per chi ha un potenziale di crescita nei capelli irrefrenabile (chiedere al barbiere di Chicago). C’è invidia per l’iperattivismo di chi si è fatto davvero da sé, senza l’aiuto di numi tutelari governativi. Che non è sceso in campo, ma ha scalato una montagna secolare di pregiudizi. E c’è invidia persino per la pelle vellutata, che non ha bisogno di trattamenti, stiramenti, creme o ceroni.

C’è risentimento per chi rivitalizza la democrazia e sveglia le speranze di un mondo intero, mentre i tentativi di asfissiarla, almeno qui in Italia, cominciavano a dare risultati insperati (chiedere a Gelli, il Venerabile d’Arezzo).

C’è commiserazione, se non disprezzo, per chi diventando l’uomo più potente della Terra, non proclama “ci penso io”, ma chiede ai suoi connazionali di aiutarlo a fare qualcosa insieme, di grande e di nuovo, per il Paese. Una distanza siderale per qualsiasi cavaliere.

C’è arroganza nel pretendere di poter dare consigli (e non aspettare magari che vengano richiesti) a chi sta scrivendo davvero, in maniera indelebile, sulle pagine della storia non solo americana.

Con la lama tagliente della satira, la sintesi di Ellekappa sulle rispettive missioni è stata fulminante: “Obama fa sognare il mondo. Silvio, lo fa ridere”.

Antonio V. Gelormini

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