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Il sottopasso non non c’entra con l’aumento dell’addizionale Irpef

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15 ottobre 2007

Caro Signor Olgiati,

il tanto “decantato” sottopasso nulla ha a che fare con l’aumento dell’addizionale Irpef. La sua affermazione risulta dunque gratuita e infondata. Basterebbe soltanto informarsi meglio e ogni discorso o spunto per la discussione poggerebbe su basi più solide e costruttive.

Mi sembra che il problema dell’addizionale sia troppo importante per trattarlo con facili battute. Io ho cercato solamente di argomentare la scelta del mio comune. Una scelta dolorosa, non lo nego, ma inevitabile alla luce della situazione che stiamo vivendo in questo momento. Non è un caso che l’ultimo numero dell’informatore Comunale abbia analizzato in profondità tale questione, tralasciando facili slogan contro chicchessia, ma soffermandosi sulla realtà di un paese in cui voci come la spesa sociale stanno vertiginosamente aumentando e il Comune chiama i suoi cittadini a sostenere, proprio con l’addizionale Irpef, quelli che fra loro hanno più bisogno. Questa per me è solidarietà. Per altri invece è spunto di facile polemica politica a mezzo stampa, è occasione per dire che certi sindaci predicano bene e razzolano male, che alcuni vorrebbero imbracciare fucili per fare rivoluzioni. Io sono abituato a rispondere di me e di quello che dico e faccio. La politica dei “massimi sistemi” la lascio a gente molto più preparata.

Non sono solito usare slogan e l’unica rivoluzione è quella che faccio nel mio piccolo, interpretando il ruolo di amministratore come un servizio. E’ la “rivoluzione della normalità “. Una normalità che è in profonda distonia con quelli che giornali e tv ci propinano ogni giorno, una normalità che dovrebbe essere la regola, ma che nell’Italia dei privilegi e della “casta” rischi di essere sempre più un’eccezione. E’ la normalità di tanti sindaci, soprattutto dei piccoli comuni, alle prese con i problemi quotidiani della loro gente, con risorse spesso insufficienti e con la necessità di inventarsi soluzioni giorno dopo giorno.

Non penso di fare proclami, né tantomeno di essere meglio degli altri. Cerco solo di non stare comodamente seduto dietro una scrivania a battere le dita su una tastiera, ma di darmi da fare come meglio posso, anche e soprattutto quando il bilancio del mio comune alza bandiera bianca e si arrende. Se questo è peccato, confesso che ho peccato, ho molto peccato! Non sono un sindaco in giacca e cravatta, ma in tuta da lavoro. E ne sono orgoglioso.

Per questo replico quando qualcuno mi chiama in causa facendo affermazioni errate e/o superficiali che non vengono approfondite e analizzate in tutta la loro complessità.

Se le fa piacere venga a trovarmi un giorno in comune (ci sono sempre il venerdì pomeriggio e nei weekend). Così, facendo una passeggiata fino al lago, potremmo parlare a quattr’occhi di tutto. Magari scoprirà che qui slogan e proclami non sono di casa, che la realtà è migliore di quello che lei ritiene e che un conto è generalizzare e un conto provare a puntare gli occhi sul caso concreto.

Cordiali saluti

Massimo Nicora - sindaco di Cazzago Brabbia

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