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Il vizio del lamento

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7 gennaio 2009

Caro direttore,
innanzitutto grazie per aver pubblicato la mia lettera sull’ipocrisia di chi critica sempre e solo Usa e Israele e si guarda bene dal fare lo stesso verso Cina, Russia ecc.

Facevo questa considerazione leggendo le tante lettere inviate dai lettori: ogni volta che a Varese c’è un problema (la neve, i negozi chiusi a Natale, la mancanza di inziative della città, la sicurezza sempre minore, il traffico, i parcheggi e così via) si assiste a uno sterile muro contro muro: da un lato “Varese fa schifo, Varese è una città morta, città di bottegai, politici sapete solo farvi i vostri interessi, servizi zero tasse tante”, dall’altro “Varese è bellissima, a Varese si sta benissimo, se Varese non vi piace prendete le vostre cose e andatevene, perchè cambiare le cose se si è sempre fatto così?” e via di questo passo. Che porta a mantenere tali i problemi già esistenti.
E’ giusto dire la propria ma l’assolutismo nell’esprimere le proprie opinioni non porta da nessuna parte. Non concordo con chi si lamenta sempre di tutto a prescindere, ma nemmeno con chi dice che “se non ti va bene così quella è la porta”.

Purtroppo a Varese (non solo qui ma comunque più che da altre parti) c’è il vizio di lamentarsi sempre ma poi di non volere davvero i cambiamenti.
Due esempi:
– il traffico. Effettivamente è diventato insopportabile, ma ho potuto constatare che spesso i mezzi pubblici sono semi vuoti e davanti a scuole, banche e uffici ci sono auto parcheggiate in ..quadrupla fila. So bene che spesso la macchina è necessaria, ma è altrettanto inconfutabile che molte persone di Varese per andare a fare commissioni prendono l’auto comunque. A volte non si può fare diversamente ma altre non sarebbe necessario, anche perchè Varese avrà tanti difetti ma la rete di traporti urbani è senz’altro decente e (almeno di giorno) le corse sono frequenti.
– i negozi chiusi. Disapprovo la lettera del Sig. Basso perchè in Italia a Natale non è pensabile trovare tanti negozi aperti, ma gli do ragione quando dice che un cinema come il MIV con sole 3 cassiere e un preannunciato pienone è una cosa assurda (se apri metti il personale al completo se no tieni chiuso). I commercianti (non tutti) si lamentano del poco lavoro, ma poi brontolano se devono tenere aperto dopo cena nei venerdì estivi o nella notte bianca.Non parliamo poi della settimana dei mondiali, quando 8 negozi su 10 erano chiusi. Varese non ci ha fatto una bella figura

Capisco che cambiare le proprie abitudini non sia facile, e che spesso ci si chiede “perchè io per primo??” ma allora i casi sono due: o si smette di lamentarsi e si tengono le cose così come stanno oppure si inzia a fare dei confronti costruttivi senza inutili “muro contro muro” e si valutano le varie proposte, anteponendo gli interessi collettivi a quelli singoli. Utopia? Probabilmente sì, ma se si facesse un piccolo sforzo si scoprirebbe che se gli interessi collettivi vengono soddisfatti automaticamente poi si starebbe meglio tutti, magari all’inizio ci sarà qualche rinuncia da fare ma poi si avrebbero dei vantaggi ed eventuali lamentele avrebbero un senso perchè mirate a migliorare le cose e non a criticare per partito preso.

Marco Giuffrida

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