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Il Welfare e le tasse

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18 ottobre 2007

Caro Direttore,

l’amico e compagno Fabrizio Mirabelli ha introdotto nella diatriba sulle tasse un richiamo alla razionalità e all’onestà intellettuale che è andato perso nella polemica, inevitabile, del gioco alle repliche e contro-repliche, che è il bello e (ahimè) il brutto della tua imperdibile rubrica.
Provo a dire la mia, correndo lo stesso rischio.
Fabrizio ha ricordato il semplice fatto che le tasse sono solo un mezzo e non un fine e che perciò non vanno giudicate in se stesse ma in funzione dell’utilizzo del loro gettito: su questo punto dovrebbero convenire tutti e non si dovrebbe assistere al solito teatrino per cui le tasse sono buone o cattive a seconda del colore politico dell’amministrazione. Insomma si potrebbe aprire una discussione un po’ meno rozza di quella che giudica buone le tasse locali e cattive quelle statali.
Una distinzione oltretutto impraticabile, perché per esempio quel genitore che ha un figlio all’asilo nido e uno alle medie cosa dovrebbe fare? Maledire le tasse statali, con cui però si pagano i proff, e invece benedire l’Ici che finanzia il nido comunale? E se deve portare il figlio nel comune vicino? E poi cosa deve pensare delle tasse regionali (tra cui la famosa IRAP che doveva essere abolita dal 2001 e che finanzia in gran parte la spesa sanitaria)? Il suo giudizio dipenderà dalla buona salute della famiglia o dal colore politico della giunta regionale o da cos’altro ancora? Mi pare che non se ne esce così.
Altra cosa è giudicare l’operato di chi governa un Comune, una Provincia o lo Stato. Ci saranno sindaci leghisti che sanno usare bene i soldi del cittadino e sindaci ulivisti che li spendono male, o viceversa: apposta esiste la democrazia, per poter cambiare chi governa male. Ci sarà chi combatte i furbi (gli evasori) e chi gli strizza l’occhio: spetta al cittadino capire la differenza e farsene un giudizio politico.
Quello che non dovrebbe succedere è dar credito a chi promette di aggiustare tutto senza far più sborsare soldi al cittadino.
Il guaio è che da troppo tempo (da Reagan&Teatcher) quello delle tasse è diventato una specie di ‘giudizio di dio’ su cui regolare tutti gli altri ragionamenti sulla politica e sulla società. Su questa strada in america è finita che anche i dottori in ospedale, di fronte ad un malato, prima gli guardano il portafogli e poi, magari, lo visitano e lo curano.
Questo succede nel paese più ricco del mondo. In un povero paese dell’ex Unione Sovietica un ministro prometteva una riforma fiscale, con aliquota fissa al 20%. Al giornalista che gli chiedeva: “Ma come sarà poi il vostro welfare?” il ministro rispondeva candidamente: “Welfare? Che cos’è il welfare?”

Roberto Caielli – Sesto Calende

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