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In mutande ma scemo

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6 aprile 2011

Egregio direttore,
ricorda la kermesse "In mutande, ma vivi" inscenata da Giuliano Ferrara per lanciare a Berlusconi un salvagente nel momento più brutto della sua storiaccia di ragazze facili e festicciole allegre?
Il fedele Ferrara tentò, con la partecipazione straordinaria di Roberto Formigoni, già leader indiscusso dei cattolici moderati, di lanciare il colorito slogan contro la sinistra bacchettona e ipocrita, che si scandalizza perchè al presidente piace divertirsi con le ragazze. Basta ipocrisie era il senso: Berlusconi è vivo e non ha paura di mostrarsi per quello che è.
 
E poi cosa c’è di male, siamo tutti uomini, no? (veramente le donne dissero in tantisime che NO, non siamo tutti uomini, e molti maschietti ammisero che si può essere uomini con più rispetto, per sè prima di tutto.)
 
Oggi il Parlamento ha votato la richiesta di bloccare il processo a Berlusconi perchè, quando telefonò in questura per far rilasciare la ladruncola Ruby, lo fece per evitare un incidente internazionale. Era convinto che quella ragazza marocchina fuggita da una casa famiglia fosse veramente la nipote del presidente egiziano Mubarak.
 
"In mutande ma vivo" era una linea difensiva decisamente rozza, ma almeno con un filo di logica. Oggi siamo alla demenza conclamata.
 
Farsi passare per pazzo è una vecchia tecnica difensiva. Farsi passare per scemo ne è una variante all’italiana. Ma un Parlamento che dichiara babbeo il capo del governo non si era mai visto al mondo.
 
Dopo la storia del cavallo-senatore di Caligola, ecco un altro fulgido esempio di storia parlamentare offerto dal Belpaese ai libri di storia del terzo millennio.
 
Titolo del capitolo: "In mutande, ma scemo".
 
Saluti cordiali
Svetonio Tranquillo

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