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Intellettualismi e ca**te pazzesche

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14 gennaio 2009

Caro direttore,
non mi pare strano che ognuno riporti solitamente le sue esperienze e quello che conosce senza la pretesa di globalizzare il discorso; questo se mai è un esercizio che praticano altri.
Io ai testi sacri del comunismo preferisco la pratica quotidiana della conversazione con la gente che incontro per strada.
C’è differenza fra un extracomunitario che aspetta l’autobus e un pendolare di Gallarate che prende il treno? E’ così strano che entrambi nel dopo-lavoro passeggino con le loro famiglie? Devono essere incazzati a vita e affumicarsi nelle cantine a preparare la rivoluzione? E poi quale è la differenza? La famigerata parola extracomunitario che per forza fa rima con sfruttamento? Fa così paura chiamare le cose con il loro nome? E perchè fa tanta paura? Non saranno mica quelli a cui fa orrore pronunciarla ad avere la coda di paglia?
Per il resto mi viene in mente solo l’episodio tratto dal Secondo Tragico Fantozzi del grande Villaggio, in cui il rag. Ugo Fantozzi ebbe il coraggio di dichiarare che “La corazzata Potemkin” era, scusa ma cito testuale… “una cagata pazzesca” ottenendo una standing ovation fra i colleghi vittime del capo ufficio intellettuale.

Roberta

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