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Internet e un ddl “demenziale”

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25 ottobre 2007

Alcune precisazioni per il sig. Antonio Cremona che mi rispondeva il 20 ottobre, in merito al ddl sull’editoria.
E’ ovvio che un ddl deve passare al vaglio di commissioni e
parlamento. Ma un ddl così demenziale non doveva nemmeno essere scritto, né uscire dal consiglio dei ministri. A che scopo discutere di provvedimenti stupidi, oltre che illiberali?
E’ altrettanto ovvio, per chi vuol capire, che introdurre l’obbligo di registrazione di un qualsiasi sito personale si tradurrebbe in un maggiore controllo dello Stato sui cittadini.
Il sig. Cremona afferma che “Anche la carta stampata […] finora ha sempre dovuto registrare le testate presso i tribunali…”.
Appunto! Ha presente quante cause vengono intentate ogni anno contro i giornalisti, soprattutto da parte di politici che si ritengono “diffamati” da qualche articolo?
So che la stessa cosa è già successa ad almeno un blogger italiano, che si era permesso di criticare un “personaggio” noto. Con la registrazione al ROC, questo controllo sulle opinioni personali sarebbe ancora più semplice e la nostra libertà si ridurrebbe ancora un pochettino.
Ma forse chi è abituato a decenni di governi statalisti-dirigisti non ci vede nulla di strano…

In quanto all’accenno alle “inchieste” di Repubblica, mi guardo bene dal voler limitare la libertà di stampa di chi non la pensa come me.
Nessuno è esente da critiche, Chiesa cattolica compresa. Mi piacerebbe però che le critiche fossero ben fondate.
Per farsi un’idea di come stanno le cose il sig. Cremona dovrebbe ascoltare anche l’altra campana. Provi a leggere alcune risposte alle accuse di Repubblica e poi giudichi lei se si tratta di “calunnie” o semplice disinformazione:
http://tinyurl.com/2ra8z8
Qui mi limito a citare il rettore dell’università Lumsa, prof. Giuseppe Dalla Torre: «La Chiesa non è una casta, ma è parte del popolo», e «le sue opere sociali, educative e assistenziali» portano anche «risorse nelle casse
dello Stato». «Fatto salvo che l’8×1000 non è una tassa, sarebbe opportuno chiedersi, invece, quante risorse la Chiesa porta nelle casse dello Stato con le sue opere sociali, educative e assistenziali, garantendo ben altro rapporto di tipo umano che non si può
quantificare in termini economici».

E vi segnalo anche questo editoriale del prof. Carlo Cardia, che parla di “una delle più colossali operazioni di disinformazione degli ultimi tempi”:
http://tinyurl.com/2k2bw6

Se volesse fare una “inchiesta” completa, il sig. Maltese dovrebbe confrontare gli stipendi di sacerdoti e vescovi con il suo. Ma evidentemente sarebbe troppo imbarazzante (per Maltese). Basti dire che un giovane prete appena ordinato riceve una remunerazione mensile di euro 785, mentre un vescovo ai limiti della pensione riceve euro
1210. (Fonte: http://www.8xmille.it/). Se gli stessi stipendi li offrissero a dei metalmeccanici i sindacati dichiarerebbero subito una decina di scioperi nazionali…

Quello che infastidisce Repubblica & C. è che i cattolici italiani (o almeno parte di essi) non si rassegnano al “pensiero unico” politicamente corretto, per cui – in pratica – “bene” e “male” sarebbero concetti ormai superati, se non equivalenti. Per questo vorrebbero mettere il bavaglio alla Chiesa cattolica. Tranne quando fa
comodo. Ad esempio quando il Papa critica una certa precarietà nel mondo del lavoro, allora non “ingerisce” negli affari italiani, anzi c’è chi gli voleva offrire la tessera di Rifondazione comunista… Per chi volesse approfondire e comprendere il pericoloso errore del
relativismo etico, consiglio questo articolo del filosofo Robert Spaemann: http://tinyurl.com/ytunk2

Mauro

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