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Invasori o conquistatori?

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17 novembre 2008

Egregio Direttore,
vorrei rispondere alle lettere di commento alla mia intitolata “Ieri e oggi, i giovani a difesa della Libertà”, rivolgendomi direttamente al sig. Angelo Bruno Protasoni. Replico innanzitutto che, se a me hanno insegnato male la Storia, Lei, sig. Protasoni, ha studiato male la comprensione del testo: la motivazione per cui sono andati a combattere i giovani di novant’anni fa era riportata tra virgolette nel mio articolo, in quanto pensiero di molta tra la gente che si accinge alla commemorazione. Quindi non ho affatto affrontato il tema delle motivazioni di quei soldati dal mio punto di vista.
In secondo luogo mi unisco alla richiesta di chiarimento a Lei rivolta dal sig. Emilio De Nunzio, dato che nella Sua ultima replica ha dribblato in pieno la domanda e La pregherei dunque, con un secondo tentativo, di provare a centrare una risposta: che differenza ci sarebbe tra il dire che quei giovani combattevano contro un esercito per recuperare i territori in precedenza sottratti al loro popolo e il dire che combattevano contro un esercito invasore? Non è il tempo verbale dell’azione – trapassato prossimo: “aveva conquistato in precedenza” oppure imperfetto: “conquistava in quel momento” – che toglie o appone la qualifica di “invasore” ad un esercito che occupa un territorio straniero: un popolo che occupa la terra di un altro popolo è e resta nel tempo un invasore.
In terzo luogo, giusto per entrare un minimo nel merito delle questioni in cui Lei, a quanto pare, vanta smisurata perizia, Le accenno solamente che in data 24 maggio 1915 (giorno in cui iniziarono le operazioni militari italiane contro l’Austria) i territori padani dominati dagli Austriaci (invasori) comprendevano una vasta area del Nord Est, tra cui il Trentino, la Venezia Giulia, Fiume, Trento e Trieste; territori in cui militavano ferventi irredentisti, come il socialista Cesare Battisti, che premevano per un intervento bellico a fianco dell’Intesa, per portare a compimento il processo risorgimentale, che Lei richiama; processo che aveva come fine la riconquista dei territori padani, dominati da tempo da potenze straniere (invasori). A tal proposito, Lei ritiene che Battisti fu un patriota oppure una mente chiusa e razzista verso gli Austriaci? Ma sottolineo anche che l’aver combattuto contro gli Austriaci per liberare le proprie terre non coincide necessariamente con l’aver combattuto per l’Italia unita! L’Italia è stata fatta con la voce grossa dei nazionalisti, con le armi dei garibaldini e con gli interessi delle grandi potenze europee come la Gran Bretagna, preoccupata della pesante influenza che la Francia poteva esercitare sui piccoli regni in cui era divisa la penisola. Ma vi erano molti Padani di allora che non avrebbero voluto l’unificazione sotto i Savoia, che infatti poi ha gettato fiorenti regni e ducati del Nord nella decadenza e nella estraniazione. Testimone di ciò fu Carlo Cattaneo, che perse le speranze di realizzare il suo disegno federalista: aveva già capito fin da allora che il federalismo era la modalità di gestione più virtuosa di un territorio e nei suoi scritti confronta il periodo prima – fiorente – e dopo – disastroso – la caduta del Nord sotto il dominio centralista. Quindi non confondiamo la liberazione da un invasore con la volontà di sottoporsi ad un’altra situazione di libertà mutilata: l’hanno spuntata i nazionalisti, ma non tutti lo erano; per gli intellettuali come Lei si sa: chi ch’el vusa pussee, la vacca l’è sua e la Storia la scrivono solo i vincitori, ma… ride bene chi ride ultimo; la Storia è fatta di corsi e ricorsi e chi era vincitore ieri può darsi che sarà perdente domani…Giusto per dire che la Storia non mi è poi così estranea…
In quarto luogo non si affanni in preoccupazioni per i miei studi, la mia cultura, la mia apertura mentale, che come può vedere godono di ottima salute; si preoccupi piuttosto di focalizzare meglio le Sue vedute, così larghe ed internazionalizzate, sulla nostra realtà locale, che sotto il Suo occhio “dotto e vigile” sta lentamente sfumando, insabbiata e sepolta dalle ondate migratorie, dalla globalizzazione delle finanze, dell’economia, delle culture, dei territori…ma questa è un’altra storia… In ogni caso per noi la Storia è maestra di vita e onde evitare di trovarci un domani a riproporre un neorisorgimento, combattiamo oggi, con le armi della democrazia, contro l’odierna invasione.

Cordiali saluti. Daniela Restelli (vice-coordinatrice MGP del Saronnese)

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