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Io a caccia di Verità

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21 novembre 2008

Caro direttore,
non sono cattolica, non ho avuto il dono della fede e questo non mi ha mai facilitato le cose.
La mia Verità me la sono dovuta cercare e la cerco tutti i giorni, tutti i momenti. Non ho certezze, me le conquisto a fatica e poi spesso svaniscono fra le pieghe della coscienza e devo ricominciare da capo.
Non nutro alcun rancore o peggio ancora odio per il cattolicesimo, per la Chiesa, per i credenti. Li rispetto e vorrei che loro rispettassero la mia fatica quotidiana di cercare il senso delle cose, del dolore, della felicità, della fratellanza, e di farlo con i miei dubbi, la mia ostinazione, la mia passione. Non provo fastidio per il crocifisso, anzi, credo che sarà l’unico segno che vorrò quando non ci sarò più, voglio un addio senza la messa e il prete. Sono gelosa dei miei “peccati”, non voglio che nessuno me li rimetta; sono state le mie scelte, i miei errori, sono parte di me e voglio restare intera anche quando sarò cenere.
Amo la vita, mia e di tutti gli esseri viventi; credo che la vita appartenenza al legittimo proprietario e non ad Altri per cui non accetterò che altri decidano le mie sorti.
Nessuno è padrone dell’esistenza di un altro, del suo corpo e della sua mente; considero sacro e inviolabile il libero arbitrio. L’uomo è il custode dei propri vizi e delle proprie virtù, a lui solo tocca la decisione di come gestire gli uni e le altre e a lui tocca pagarne le conseguenze senza sconti di pena.
I miei valori non sono molto differenti da quelli di un credente, non mi sento relativista, ma protagonista della mia vita e poichè non ho potuto scegliere di nascere vorrei poter scegliere come e quando morire.
Non ho nulla contro chi si affida a un Altro, vorrei che chi sceglie di affidarsi ad un Altro accettasse che io mi affidi solo a me stessa, alla mia volontà, al mio essere e sentirmi persona.
Carlo Maria Martini dichiarò in un’intervista di aver imparato molto dai laici, io ho imparato molto dai sacerdoti che per questioni di volontariato ho incontrato; ci univa l’amore, non ci divideva la fede, insieme percorrevamo la stessa strada, spesso operavamo con gli stessi strumenti, eravamo distinti ma non affatto distanti, avevamo gli stessi obiettivi, combattevamo la stessa battaglia, di diverso il segno della croce, non il suo significato.
Cattolici impegnati in politica e non credenti impegnati a favore del prossimo se onesti intellettualmente e in buonafede sono le due facce della stessa medaglia, non creiamo inutili e artificiose divisioni.

Roberta Lattuada

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