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Io giovane papà ho detto sì alla vita

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16 novembre 2008

Egregio Sig. direttore,
la scorsa domenica sono diventato papà.
Certamente chi sta leggendo penserà che la cosa potrebbe non essere così tanto eccezionale da renderla pubblica attraverso un giornale.
Eppure è una cosa veramente meravigliosa pensare che in nove mesi un piccolo “semino” è diventato un bimbo, ovviamente per me bellissimo, che stringe con la sua piccola mano il mio dito e cerca di seguire con i suoi occhietti l’ombra della mia presenza accanto a lui.
In effetti un’altra cosa rende particolare questo evento: tra me e mio figlio ci sono solo ventitre anni di differenza e tra lui e sua mamma solamente ventidue.
A questo punto certamente penserete che sto parlando di un figlio desiderato, cercato e accolto, certamente si, fin dal primo momento è stato accolto, ma non era certo stato ne desiderato ne tanto meno cercato.
Il mio bimbo ha dei genitori che erano e sono molto giovani, ancora occupati in attività scolastiche che non prevedevano un impegno così serio e coinvolgente come un matrimonio, una famiglia e un figlio, ma ci volevamo e ci vogliamo molto bene, ed a un certo punto nella nostra vita è arrivato un evento che era destinato a cambiare radicalmente la nostra esistenza: lui il mio bambino.
Quale poteva essere la scelta più facile, più semplice, quella che non ci avrebbe costretto a dire, spiegare, giustificarci, trovare risposte a domande che neppure noi sapevamo che ci sarebbero potute essere rivolte? Quella strada, la più facile non ha mai sfiorato, neppure per un attimo la nostra mente.
Lui era arrivato, sapevamo bene come, non lo avevamo previsto, ma adesso lui c’era, il suo piccolissimo cuore già batteva, non potete immaginare l’emozione che ho provato la prima volta che l’ho visto, in una ecografia, era piccolissimo si può quasi dire che “fosse tutto cuore”.
Se dicessi che è stato facile mentirei. Ma fortunatamente abbiamo avuto quattro grandissimi aiuti: la nostra fede, il nostro amore, le nostre famiglie compresi gli amici più sinceri e delle persone esperte che ci hanno accompagnato durante la gravidanza sino al parto.
Il consultorio al quale ci siamo rivolti è stato preziosissimo e ci ha veramente dato un validissimo aiuto per affrontare con serenità le piccole e grandi difficoltà che via via si presentavano, eppure la più parte della gente crede che ci si rivolga ad un consultorio esclusivamente per interrompere una gravidanza scomoda, ma io vi posso assicurare che dai loro operatori giunge prima di ogni altra cosa un grande grido alla vita.
E così, circondati da affetto e esperienza abbiamo potuto camminare sicuri sino alla fine della gravidanza, certo i problemi non erano del tutto finiti, il parto non è stato facile e solo per la grande professionalità degli operatori sanitari dell’ospedale “Filippo Del Ponte” di Varese che tutto si è concluso positivamente, e alle 9.21 di domenica 9 novembre 2008 potevo stringere tra le mie braccia il mio piccolo e bellissimo Filippo.
Perché ho sentito la necessità di raccontarvi tutto questo?
Perché come diceva il mio coadiutore in oratorio “fa più rumore un albero che cade che una intera foresta che cresce”, e la voce di chi accetta la vita fa troppo poco rumore, perchè sembra che giovani siano solo immaturi e del tutto incapaci di assumersi delle responsabilità, e soprattutto mi piacerebbe che questa mia esperienza potesse essere di aiuto e di sostegno per chi sta vivendo un’esperienza simile alla nostra.
Giovani accogliete la vita, parlatene con le vostre famiglie, credetemi sarà meraviglioso.
Per chi è meno giovane accogliere la vita significa anche stare vicino a chi ha bisogno di aiuto per affrontare la maternità e la paternità, e se non si hanno le capacità per farlo, si può sostenere con un aiuto economico chi lo può fare.
E se queste mie righe potranno aiutare anche solo una persona sarà già la prima grande opera del mio Filippo che ha fatto diventare il suo papà così coraggioso da mettersi a scrivere la storia della sua nascita.

Francesco Giani

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