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Io sono di parte

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11 gennaio 2009

Egregio Direttore,
qualcuno si indigna a sentir la conta dei morti, è raccapricciante: ebbene, raccapricciamoci, se serve a coloro che non sono ancora morti. Un
telegiornale qualunque di un giorno qualunque, ad esempio oggi. Immagini di poveracci che piangevano sui cadaveri dei loro familiari, un furgoncino con
corpi avvolti nelle lenzuola, forse una decina morti veri e disperazione vera, ma per “equità” d’informazione (in senso ironico, s’intende) sono passate immagini anche dei danni alla parte israeliana: una ragazzotta in
lacrime, con il cellulare in mano, che piangeva il suo orsachiotto di peluche incenerito. Poi di nuovo altre immagini di altri morti e feriti,
veri, palestinesi, bimbi insanguinati, e giustamente per equità d’informazione, il telegiornale (non avendo altro) passa di nuovo le stesse immagini della stessa ragazzotta, con lo stesso cellulare: avrà chiamato la
mamma, suppongo, per farsi comprare un nuovo orsachiotto. I media si sforzano disperatamente di camuffare la palese disparità, evidente anche al
fruitore più distratto. Viene chiamato conflitto, o guerra, ma si può ancora parlare di guerra quando le forze in campo sono così impari? I palestinesi sono armati di razzi? Fanno più vittime i petardi di Capodanno, di quei
razzi: sarebbe come sparare un razzo di segnalazione, e sperare che cada in testa a qualcuno, le probabilità sono irrisorie. Ma il telegiornale ogni
tanto ci da anche buone notizie, l’operazione “Piombo fuso” è a buon punto, prossima al raggiungimento dell’obiettivo prefissato, così i telespettatori
potranno presto tirare fuori la testa dalla sabbia. Mi chiedo quale sia l’obiettivo prefissato: ad oggi sono morti 870 palestinesi, ne mancano ancora 130, per fare cifra tonda?
Io non ho problemi a dichiararmi di parte, quando questa parte è vittima, e in questo caso non ci vuole molto a capire che i palestinesi sono vittime, ed è per questo motivo che ieri mi sono fatto una passeggiata per il centro di Varese, in compagnia. Varese, una città nella quale i cittadini vantano radici cristiane, e la maggior parte della popolazione è composta da cristiani, quelli che stanno dalla parte degli “Ultimi”. Curiosa contraddizione: ieri a passeggio insieme a me c’erano altri atei, una ciurmaglia comunistoide sedicente atea, una notevole quantità di immigrati mussulmani, ma di cristiani ne ho visti ben pochi.
I cristiani li ho visti dopo, a fare shopping, a bere un drink nella pasticceria più “in”, alla presentazione di un romanzetto in una libreria del centro: forse di più dalla parte dei primi, che dalla parte degli ultimi.
Cordiali saluti

Silvano Madasi

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