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Iraq e cattolici

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11 novembre 2008

Egregio direttore,
ieri sera, durante un breve tragitto in auto, ho seguito su radio radicale qualche intervento dei nostri parlamentari.
L’argomento era un ordine del giorno sulle discriminazioni in atto verso i cattolici in India.

Mi ha colpito particolarmente l’intervento di un deputato del PdL che, in sintesi, diceva: “…va bene questo ordine del giorno ma non dimentichiamoci che la persecuzione contro i cristiani avviene anche in molti altri stati…”. Ad avermi colpito non è stata questa affermazione ma il fatto che tra i paesi “persecutori di cristiani” che ha elencato era compreso l’Iraq.

L’Iraq?!?
Ma se fino a 5 anni fa l’Iraq era considerato un paese laico e il suo vicepresidente era cattolico!
Cos’è cambiato da allora?

Adesso che i nostri parlamentari hanno scoperto che a pagare per le conseguenze della guerra voluta da Bush (e appoggiata da Berlusconi) sono anche i cattolici iracheni (e non solo i “cattivi mussulmani”) continueranno ad appoggiare le “esportazioni di democrazia”, le “guerre preventive” o le “guerre umanitarie”?

Approfitto per esprimere la mia solidarietà a tutte quelle persone alle quali nel 2008 è ancora negato il diritto di culto, siano essi cristiani in Iraq o mussulmani a Gallarate.

Stefano Bernasconi

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