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Italiani neri e baracche d’alluminio

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12 gennaio 2010

Egregio Direttore,
leggo nella rubrica delle lettere del suo giornale due articoli dal titolo "
Ci dimentichiamo troppo in fretta di come eravamo" e "Quando gli altri eravamo noi", premesso che condivido molto lo spirito e il senso di quanto detto dai due autori, vorrei nondimeno fare una precisazione: il testo che i due autori indicano come un documento ufficiale del Congresso americano del 1912, e che gira in rete da diversi mesi con questa stessa menzione, è un falso.

Come dicevo in premessa credo sia giustificato ricordare i pregiudizi di cui erano fatti oggetto i migranti italiani negli anni in cui, a causa della povertà e/o della dittatura, lasciavano il Paese a milioni e, per chi volesse trovare fonti perfettamente in linea con quella citata, posso consigliare la lettura de "L’Orda" di Gian Antonio Stella ( o del suo più recente "negri, froci, giudei e co."), oppure del bellissimo "Cinkali" del grande giornalista ticinese, recentemente scomparso, Dario Robbiani, dedicato all’immigrazione italiana e ticinese nella svizzera tedesca.

Tuttavia, preso atto che, almeno fino agli anni ’60, era opinione diffusa in mezzo mondo che gli italiani fossero ladruncoli e puzzassero, il documento resta falso e prove del fatto che sia un falso accreditato per errore da un giornalista e poi assurto a leggenda metropolitana, si trovano nello stesso testo:

1) l’ispettorato menzionato non è mai esistito, e una breve ricerca in internet consentirà di stabilirlo senza ombra di dubbio
2) è molto ingenuo, e sicuramente si deve a un lombardo o a un veneto, il pensiero che gli americani distinguessero i veneti e i lombardi rispetto agli altri "mangiaspaghetti" che sbarcavano a New York o a Boston, evidentemente il campanilismo alberga anche in chi vuole combattere i pregiudizi…
3) un errore materiale ma molto importante: le baracche di alluminio. Viviamo in una società ricca, o relativamente tale, da troppo tempo, evidentemente, per ricordare che, fin quasi a tutti gli anni ’40, il prezzo al chilo dell’alluminio, di cui ancora non era diffusa la produzione su vasta scala inventata verso la fine dell’800, era superiore a quella dell’argento, tanto che questo metallo era usato in gioielleria molto più che nell’edilizia.

L’origine della bufala, a mio avviso, non ha niente di politico, probabilmente qualcuno l’ha inventata col solo scopo di far girare una delle tante catene di S. Antonio via email, che hanno lo scopo principale di carpire dati e informazioni sul traffico postale, a scopi pubblicitari e che, spesso, vengono spacciate da appelli umanitari o nobili cause, facendo leva sull’ingenua speranza di molti buoni cittadini di poter cambiare il mondo facendo clic sul proprio computer, una cosa forse non impossibile ma certamente non così semplice.

La bufala ha poi tratto in inganno alcuni saggisti e giornalisti e ora circola come vera.

Torno a dire che essa esprime certamente uno stato di cose reale ed è molto simile ad altri documenti americani (o svizzeri, tedeschi e belgi) di quegli anni e dei 50 successivi, tuttavia resta un falso e, come tale, va riconosciuto, perché diffondere un falso espone al rischio di rendere meno credibile la realtà che si propone di dimostrare oltre, in questo caso, a instillare false sicurezze in veneti e lombardi progressisti ma inclini a considerarsi lavoratori di chiara fama tanto che anche un ispettorato razzista se ne dovesse accorgere.

invece, curiosamente, nei libri che ho citato ho trovato una sola menzione di differenze regionali circa l’attitudine al lavoro degli immigrati italiani e, purtroppo per me, non riguarda né le terre friulane da cui dovrebbe, pare, provenire il mio cognome, né la sardegna da cui viene la famiglia di mia madre: si tratta della storia della costruzione del traforo del Gottardo per il quale venivano assunti preferibilmente i calabresi, ritenuti più abituati a lavorare al caldo e, perciò, usati come canarini da miniera, mandati nel profondo degli scavi, prima di rischiare la vita di qualche ingegnere svizzero.

Sperando che il pro memoria di quest’ultimo aneddoto faccia riflettere anche i molti che commentano, in questi giorni, i fatti di Rosarno, e ci spinga a considerare con molta più umanità i migranti di oggi, incollo qua sotto il link a un articolo di Paolo Attivissimo che si occupa diffusamente della bufala dell’ispettorato americano del lavoro, ringrazio e invito tutti, per quanto siano buone le intenzioni, a verificare sempre le fonti che si citano: internet contiene infinite informazioni utili ma anche tanti errori:

http://attivissimo.blogspot.com/2009/06/antibufala-immigrati-italiani-depoca.html?showComment=1252834976366
Cordiali saluti, Mauro Sabbadini

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