Ricerca

» Invia una lettera

Ius soli e cittadinanza

1 di 1

Ius soli e cittadinanza
Ius soli e cittadinanza
1 Stella2 Stelle3 Stelle4 Stelle5 Stelle
Caricando...Caricando...

19 giugno 2017

Egregio Direttore,
Le Costituzioni, quasi sempre scritte, sono considerate le leggi fondamentali degli stati, in quanto delineano sia i valori chiave su cui si regge il sistema, sia l’organizzazione ed il funzionamento dello Stato stesso e delle sue articolazioni/amministrazioni. Proprio per questo ai più sembra ragionevole, se non ovvio, che tali norme fondanti siano condivise ed adottate dalla grande maggioranza delle forze politiche, a loro volta espressione della pluralità di componenti sociali che caratterizzano le nostre moderne società.
Contestualmente però le norme e regole in materia di cittadinanza sono a mio avviso quasi fondamentali quanto quelle costituzionali, dal momento che la cittadinanza medesima è il vincolo più stretto che da una parte lega verticalmente lo stato e le genti che abitano il territorio sul quale si esercita l’autorità dello stesso, e dall’altra lega orizzontalmente le genti che abitano i territori sottoposti all’autorità di un medesimo stato. Conseguentemente al possesso della cittadinanza, praticamente ovunque, si lega il possesso di diritti specifici essenziali, quali ad esempio l’elettorato passivo ed attivo, e quindi esiste una “differenziazione” ovvia tra cittadino e straniero.
Per quanto sopra, se ovviamente non vi è nulla di strano sul fatto che uno straniero, residente da anni, possa acquisire la cittadinanza del paese d’adozione, la questione però dovrebbe essere subordinata ad una condivisione e conoscenza almeno dignitosi della lingua e di nozioni generali di cultura e storia, come avviene in certi paesi. Già in Italia abbiamo assistito, proprio nel nostro territorio, a situazioni ai limiti dell’assurdo, cioè a persone che hanno acquisito la cittadinanza senza che siano in grado di proferire una parola di italiano. Certo la legge attuale lo consente, ma con tutta la buona volontà qualcuno dovrebbe spiegare come possa essere considerata italiana una persona che non sa una neanche una parola di italiano…
Venendo però al tema caldo d’attualità, il progetto del cosiddetto “ius soli”, cioè la possibilità dell’acquisizione automatica della cittadinanza italiana per i figli di genitori stranieri nati sul territorio italiano, ci sono almeno due elementi importanti da considerare. Il primo in generale è che trovo assai grave che una maggioranza parlamentare raccogliticcia, trasversale e trasformista, quale quella attuale che ha sostenuto ben tre governi “non eletti”, per giunta arrivata in vista della fine della legislatura, si permetta di mettere mano a norme così importanti quali appunto quelle inerenti l’acquisizione della cittadinanza. Il secondo è che, nel pratico, un figlio di genitori italiani, che sia nato in Italia, o in Germania, o su “Marte”, è certamente da considerarsi italiano in origine, così come è ovvio che il figlio di genitori stranieri, pur nato in Italia, è in prima battuta straniero. Poi è certamente nella logica delle cose il fatto che, se il figlio di stranieri nato in Italia, vive, cresce, socializza e si istruisce in Italia, al compimento della maggior età possa, di sua sponte, optare per la cittadinanza italiana, esattamente come in alcune realtà, se non ricordo male, i figli di coppie miste, in possesso di doppia cittadinanza dalla nascita, al compimento della maggior età dovevano optare per una delle due.
Ed è olretutto incredibile come esponenti del governo e del mondo cattolico (cioè PD e CEI) ritengano che basti un provvedimento amministrativo semplice, l’attribuzione della cittadinanza, per risolvere d’incanto tutti i problemi relativi all’integrazione ed alla sicurezza. Evidentemente, presi dalla loro nuova utopia, non vogliono vedere gli esempi poco confortanti di realtà europee quali Francia, Belgio, Germania, Regno Unito e paesi scandinavi. Tra l’altro bisogna considerare che tali paesi non solo sono terre d’immigrazione da molti più anni dell’Italia, ma tutti loro offrono opportunità e servizi socio-assistenziali quantitativamente e qualitativamente superiori alle possibilità italiane. In effetti l’Italia forse non è neanche riuscita ad integrare interi pezzi del proprio territorio, nonché interi quartieri di importanti realtà cittadine….
Infine, tra le altre cose, siccome non credo che il legislatore italiano sia inconsapevole o ignorante, ma invece è furbo ed il suo operato sottintende solitamente a dei fini precisi, mi chiedo una cosa: se una coppia straniera residente in Italia ha dei figli, che con lo “ius soli” possono essere cittadini “ab origine”, qualora si manifesti la necessità di procedere ad un allontanamento dei coniugi in questione, cioè un espulsione, cosa comporterà l’esistenza di figli italiani (che quindi non potranno essere allontanati dal loro paese)? Ci terremo comunque tutti a prescindere?
L’occasione è gradita per porgere i migliori saluti,
Giuliano Guerrieri

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

  1. Scritto da Felice

    Lo “ius soli” (diritto del suolo) è in vigore in tutti quei paesi che hanno fatto della immigrazione il motore principale di crescita, si pensi per esempio agli Stati Uniti dove la popolazione è cresciuta principalmente grazie all’afflusso di stranieri.
    In altre realtà come l’Europa invece è più itilizzato lo “ius sanguinis” (per diritto acquisito di discendenza da cittadini italiani).
    Ho la sensazione che quello che in realtà si vuole fare è dare una sorta di compromesso per l’ottenimento di una cittadinanza. Alle nuove generazioni verrà data automaticamente alla nascita in territorio italiano mentre ai restanti soggetti verranno applicati i criteri della naturalizzazione, ovvero dopo 10 anni di residenza oppure dopo credo 3 anni di matrimonio con un cittadino italiano.

    Sul fatto che poi la cittadinanza italiana ad uno straniero implichi la conoscenza della lingua e della cultura italiana vorrei invitare il lettore ad andare in qualche paesino del profondo sud oppure confinante con l’Austria.
    Vedrà che la conoscenza della lingua e della cultura italiana sono assolutamente dei requisiti non indispensabili.

  2. mauro_sabbadini
    Scritto da mauro_sabbadini

    Farei notare al signor Guerrieri che, nella proposta di legge in esame alla camera, non c’è alcun automatismo, ma appunto una serie di condizioni, fra cui lo “ius culturae”, cioè la cittadinanza a chi dimostra di conoscere l’Italia attraverso un test che molti “nativi” non supererebbero. Farei anche notare che nel nostro paese esistono almeno 13 comunità linguistiche alloglotte storiche, cui non è richiesto imparare l’italiano.