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Karl Marx e Reinhard Marx

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13 novembre 2008

Egregio direttore,
mentre il sistema capitalistico è attanagliato dalla crisi finanziaria e l‘economia reale ha ormai imboccato la strada della recessione (domanda: che differenza c’è tra recessione e depressione? risposta pragmatica di un operaio americano: la recessione c’è quando perde il lavoro il mio collega, la depressione quando lo perdo io), in Europa si riaccende l’interesse per il pensiero di Karl Marx e di Friedrich Engels, i fondatori del socialismo scientifico.
In Germania, ad esempio, a centosessant’anni dalla pubblicazione del “Manifesto del Partito Comunista”, gli scritti dell’autore del “Capitale” sono sempre più richiesti nelle librerie, tanto che le vendite, in due anni, si sono triplicate. In ben 31 università tedesche sono stati istituiti corsi sul marxismo, cosicché la teoria filosofica, economica, sociale e politica di Marx ed Engels è tornata ad essere materia di studio. In Gran Bretagna giornali e riviste dedicano ampio spazio alla teoria economica di Marx, dimostrando quanto le sue analisi siano ancor oggi attuali e come in esse si possano trovare risposte valide e coerenti sulla genesi, sul decorso e sull’esito della grave crisi finanziaria ed economica. Anche in Italia le opere di Marx tornano sugli scaffali delle librerie e tra le bancarelle dei mercatini dell’usato è cominciata la caccia alle vecchie edizioni.
Sennonché un’altra conferma della vitalità e dell’attualità del pensiero di Karl Marx (qualcuno provi a domandarsi, a titolo di controprova, quanto sia oggi attuale il pensiero di alcuni contemporanei di Marx come, per guardare solo all’Italia, Pio IX, Gioberti, Rosmini, il pur grande Manzoni ecc.) giunge da un insospettabile estimatore: il cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco di Baviera, successore di Ratzinger in quella importante diocesi e supervisore della dottrina sociale cattolica. Il porporato afferma che Karl Marx “nella sua analisi del capitalismo aveva visto giusto” e indirizza al suo omonimo di Treviri una lettera immaginaria in cui scrive: “Stimato Karl Marx, come suo omonimo le devo forse delle scuse. Abbiamo gettato troppo in fretta alle ortiche le sue opere”. Quindi prosegue: “Bisogna prenderlo sul serio, è un errore considerarlo morto, come pensavano in molti. Il movimento marxista ha cause reali e pone questioni giustificate. Poggiamo tutti sulle spalle di Marx perché aveva ragione. Nella sua analisi della situazione del XIX secolo ci sono punti inconfutabili”.
Naturalmente, l’alto prelato precisa di non essere marxista, sottolinea che quello che lui auspica non è certo il socialismo, ma solo una società con un’economia “basata su princìpi etici” (“perché”, aggiunge, “un capitalismo senza un quadro etico è nemico del genere umano”), e prende le distanze da quelli che definisce “epigoni” di Marx (Lenin, Stalin, Trotzky).
In conclusione, è quanto mai significativo che un prestigioso cardinale tedesco riconosca apertamente la lungimiranza, l’attualità e la veridicità del pensiero e dell’analisi di Marx sul capitalismo e sul suo futuro, scavalcando a sinistra persino chi, come Fausto Bertinotti, ha affermato che “il comunismo è una parola indicibile”.

Enea Bontempi

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