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L’”affaire” Polita, tra musulmani e discoteche

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5 ottobre 2007

Gentile direttore,

L’”affaire” Polita, come ormai possiamo tranquillamente chiamare il progetto “Albergo-Capolago”, investe, a questo punto, tre ordini di idee e argomentazioni, sulla base di un dato allarmante, quello dell’affarismo che sviluppa i propri interessi attraverso il consumo e lo sfruttamento degli spazi urbani. Il primo riguarda l’ostinazione con cui il gruppo imprenditoriale si affaccia alla ribalta cittadina con un progetto impraticabile per tante ragioni ormai note, deciso tuttavia a riaffermarne a qualsiasi prezzo la volontà di realizzazione. Il secondo invece, riguarda il possibile insediamento di una nuova comunità islamica, proveniente da Milano, nel territorio di Varese. Il terzo riguarda una storica discoteca varesina, da anni luogo di ritrovo delle nuove generazioni, il cui stabile da poco acquisito dallo stesso gruppo, ma solo dopo che quest’ultima aveva ricevuto notifica di sfratto.
Ora, si sarebbe tentati di chiedersi che cosa leghi tra loro, un albergo di lusso, l’Islam e una storica discoteca; niente, se si volesse dare una semplice risposta logica. Invece i tre elementi sono così stretti da essere difficilmente disgiunti. Essi sono parte integrante della strategia adottata dai Polita per ottenere in qualche modo la possibilità di condurre a buon fine il proprio progetto speculativo.
Si vorrebbe infatti, far leva sulla musulmanofobia del sindaco e della giunta varesina allo scopo di raggiungere un eventuale accordo di massima circa la fattibilità del progetto originario. E intanto, per fare questo, si sfrutta l’immobile in questione, già sotto sfratto, pensando di farne magari l’anello vincente di un progetto mancato. In un quadro di tale cinismo affaristico, non c’è spazio per alcun commento. Semplicemente, nello spettacolo di burattini a cui ormai da tempo assistiamo a Varese come altrove, i Polita, come altri, aspirano al ruolo di burattinai.
Basterà tuttavia aggiungere che né giunta né sindaco mai cederanno sulla questione degli islamici a Varese, in quanto essi pensano di vivere in un’epoca di crociata, quindi di difesa delle sante reliquie e tradizioni di santi e condottieri con elmo e spadone, ossia sull’oggetto di scambio in questione (islamici in trasferta al posto dell’albergo di lusso! Siamo di fronte a materia per una scrawball comedy americana, o se si preferisce, per un ritratto sul malcostume italiano!!) e non invece, come dovrebbe essere, sulla questione di metodo, ossia rifiutando qualsiasi gioco di scambio o ricatto da parte di chiunque.
Quindi l’invito è a riflettere sui tanti piccoli Polita che, potendosi affacciare al nostro territorio come luogo di caccia e di profitto, si porrebbero in un futuro prossimo che, come si sa, è già presente, non già come interlocutori leali della municipalità, ma, al contrario, come accesi antagonisti.
Occorrerebbe, dunque, un forte senso civico ed etico, e perché no, anche politico, capace di bloccare sul nascere questi focolai di isterismo speculativo (termine che ci dicono non esisterebbe più!…) creati da chi pensa di potersi spartire impunemente il territorio, avvalendosi del semplice diritto di proprietà.
Cordialmente

Maurizio Fantoni Minnella

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