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L’altro Olocausto

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29 gennaio 2009

Caro direttore,
l’altro ieri, mercoledì 27 gennaio, era la Giornata della Memoria, nella quale come da tradizione si ricordano le vittime dei campi di sterminio nazisti. La Shoah non è stato certo l’unico genocidio della storia, ma è comunque più che doveroso ricordare i 6 milioni di ebrei morti ad Auschwitz, Dachau, Treblinka, Bergen-Belsen, Sobibor e nelle altre “fabbriche della morte”. Tuttavia, vorrei portare all’attenzione dei lettori un altro sterminio che avveniva in quegli stessi anni, negli stessi luoghi, per mano delle stesse persone. Uno sterminio di una serie di gruppi ritenuti, in un modo o nell’altro, “inferiori” rispetto alla cosiddetta razza ariana, al quale però spesso non si dà il giusto peso.
Ci fu il Porajmos, termine che in lingua Romanì significa “devastazione”, e che portò alla morte parecchie centinaia di migliaia (se non un milione) di Rom e Sinti, spesso usati come cavie nei disastrosi esperimenti fatti dal dottor Mengele e dagli altri Angeli della Morte dei lager.
Sulla base del Paragrafo 175 del codice penale tedesco, decine di migliaia di omosessuali vennero prima sterilizzati e poi mandati a morire sempre in quegli stessi campi di sterminio: anche loro utilizzati in esperimenti scientifici per scoprire il “gene dell’omosessualità”, vera ossessione dei gerarchi nazisti.
Altre 2.500-5.000 vittime innocenti furono i Testimoni di Geova: loro avrebbero potuto evitare la morte nei lager, a patto di firmare una dichiarazione di abiura della loro religione, cosa assolutamente inaccettabile per chiunque abbia una fede. Come loro, anche migliaia di Pentecostali furono massacrati.
Decine di migliaia di massoni vennero uccisi perchè si temeva che complottassero contro l’unità di quello che avrebbe dovuto essere il “Reich millenario”, e che per fortuna durò solamente pochi anni.
Un milione e mezzo di dissidenti politici tedeschi furono tra i primi ad essere internati, e a trovare la propria fine, nei campi di sterminio, a partire da Dachau che venne “inaugurato” appositamente per loro nell’estate 1933: morirono in quanto socialisti, comunisti, liberali o cattolici, morirono per un’ideologia alla quale rifiutarono di rinunciare.
Non va poi dimenticata l’Aktion T4: circa 200.000 disabili fisici o mentali di tutte le età vennero sterilizzati, usati come cavie e poi massacrati, in quanto “rovinavano la purezza della razza ariana”.
Il Generalplan Ost fu invece un vero e proprio piano di pulizia etnica: 4.000.000 fra slavi e polacchi persero la vita perchè semplicemente appartenavano ad una “razza inferiore”, che rischiava seriamente di contaminare quella ariana. Molti di loro furono eliminati nei territori appena conquistati dagli Einsatzgruppen delle SS di Himmler, altri furono sottoposti alle atroci sofferenze del lager.
Ma anche i russi pagarono un tributo altissimo nell’Olocausto: non bastarono i milioni di soldati morti nelle battaglie, visto che circa 2.000.000 di prigionieri di guerra di questa nazione, spesso trattati in maniera ancora peggiore degli altri perseguitati, morirono nei campi di concentramento.
E’ dunque un elenco lungo e triste, un elenco macchiato dal sangue di 13, 14 o 15 milioni (la verità non la sapremo mai) di uomini, donne e bambini massacrati da un’ideologia folle: l’errore più grande sarebbe proprio quello di negare tutto, o di considerarla come una storia vecchia, perchè così facendo spianeremmo la strada ad altri folli che, dal palco di rumorose parate militari, conquistavano il popolo e mandavano a morte chiunque fosse ritenuto “diverso” dall’odiosa idea di una razza pura, più pura delle altre.
Cordiali saluti

Marco Regazzoni

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