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L’amaro sfogo di uno che cerca la pace

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1 ottobre 2007

Egregio direttore.

Può capitare che la realtà sia un tantino più complessa di quanto le nostre visioni del mondo riescano a rappresentare.
Può capitare, specie quando ci scordiamo che nessuno possiede la verità, ma che ognuno è in cammino per poter costruire qualcosa che si trova al di là della propria limitata percezione, del proprio singolo punto di vista.
Alle volte, però, non andare troppo oltre la pelle delle cose può essere comodo. Chissà cosa penseremmo, noi che coltiviamo un forte senso della giustizia, quando dovessimo scoprire che buona parte del nostro civilissimo guardaroba —per fare un esempio — o della nostra civilissima paccottiglia tecnologica ce la possiamo permettere perchè chi la fabbrica è costretto in uno stato di quasi schiavitù!
Ma il nostro stile di vita va difeso, e che diamine! Meglio non sapere che i quattro quinti dell’umanità si trovano in tali condizioni che le nostre più sfrenate e sempre civilissime fantasie non oserebbero nemmeno abbozzare. Eppure si tratta di persone, come me e te, persone che vivono sotto il nostro stesso sole, dotate della nostra stessa sensibilità e del nostro stesso intelletto, come noi alla ricerca di qualche istante di felicità. Eh sì. Ho visto gente tutto sommato allegra anche se viveva in una casa di fango e paglia. Ed era il Burundi, più volte detentore del titolo “Paese più povero del mondo”!
Ed io che mi credevo che la felicità fosse avere un cellulare che fa le foto! (Il mio non le fa: sarà per questo che sono sempre così malmostoso?).
In ogni caso, sono le cose sopracitate quelle cui penso quando perdo il mio tempo libero (ripeto, tempo libero: per il resto onoro la mia professione) in certe fosche attività salottiere quali il volontariato alla bottega equosolidale oppure le riunioni del Gruppo Missionario della mia parrocchia e chissà cos’altro…
Sono le cose sopracitate quelle cui ho pensato le volte che sono sceso in piazza, per qualche manifestazione o per il corteo del venticinque aprile. Di fare un dispiacere a Berlusconi o a Bush, quello sì, non me ne può fregare di meno. Per il resto, I care …

Davide Ferrari, Gallarate

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